Freaks – Omaggio a Tod Browning

C’è una particolare categoria di registi denominata degli “sconosciuti”, che vanta tra i nomi più illustri quella di Tod Browning. Non occorre essere critico cinematografico per legare la sua oscura figura a “Freaks“, il cult movie maledetto per eccellenza. Quasi per tutti lui è semplicemente il regista di questo capolavoro, anche se la sua controversa carriera cinematografica, conta tra film lunghi e corti, regie ed interpretazioni più di un centinaio di titoli. Il fatto che essi siano, per buona parte, andati perduti o siano comunque irreperibili, legittima in parte il silenzio critico sul suo lavoro, anche se la scarsa circolazione, non basta da sola a giustificare, la quasi assenza che gli è stata riservata da critici e storici.

Il problema, per tutti coloro che si sono accostati alla sua immagine, è stato quello di trovarsi di fronte a un personaggio schivo, riservato, spesso scontroso. Sebbene abbia lavorato ad Hollywood, tra la seconda metà degli anni dieci e la fine degli anni trenta, dunque in un periodo in cui la promozione di un’immagine pubblica, era fondamentale per chiunque volesse acquisire un certo prestigio nel mondo del cinema, Browning si è intenzionalmente sottratto alle regole dello star-system, non volendo scendere a patti con i lati più difficili del suo carattere.

“Freaks”, nasce sotto la supervisione della MGM e del produttore Thalberg, che gli lascia carta bianca nella trasposizione del racconto di Clarence Robbins “The Unholy Three“, ambientato in un circo francese. Il produttore, ha in mente un film horror, mentre Browning, con in testa un’altra idea, va avanti per la sua strada. Nel raccontare la storia di un matrimonio, fra un nano e Cleopatra, una bella trapezista, che insieme al suo amante Hercules, lo sposa e sfrutta per la sua eredità, il regista a differenza dello scrittore, non concede attenuanti alla ragazza, trasformandola nel personaggio negativo dell’opera.

Inoltre Browning decide di avvalersi, per i personaggi del circo di veri fenomeni da baraccone, gemelle siamesi, uomini privi di arti, donne barbute,ermafroditi, invece di attori travestiti per l’occasione. Quello che gli interessa è umanizzarli, riconducendoli nell’ambito della più ordinaria quotidianità,così da annullare ogni distanza tra la loro vita e quella di coloro che li pensano “diversi”. Anche se la componente mostruosa non è certo assente, il regista opera un ribaltamento dei valori convenzionali non rintracciandola nell’esteriorità dei freaks, piuttosto nell’interiorità di Hercules e Cleopatra e nella loro brutale e diabolica decisione di sfruttare, umiliare e infine avvelenare il nano. La riflessione di Browing sul mostruoso, finisce per includere lo spettatore, prima sollecitando la sua curiosità, con la presenza di un repertorio così articolato di corpi sgraziati e mutilati, poi ponendolo in serio imbarazzo attraverso la progressiva rivelazione che quei corpi, sono in fondo abitate da persone sensibili, umane e delicate.

Il film dopo una disastrosa “prima”organizzata a San Diego, che suscitò orrore e sgomento subì innumerevoli mutilazioni. Il regista fu costretto a tagliare circa trenta minuti, compreso il finale e a consegnarci un’opera che ancora oggi porta la durata di appena 62′. Ma nonostante questo, la pellicola non ha perso nulla del suo fascino e dovremmo sempre inchinarci al nome di Tod Browing, per averci regalato un’autentica perla cinematografica.

Laura Pozzi

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