La parabola breve ma intensa di Jean-Michel Basquiat, enfant prodige autodistruttivo

Jean-Michel Basquiat, Senza titolo/Fallen Angel (1981, acrilico, pastello a olio e aerografo su tela)

Non è un’arte facile, quella prodotta da Jean-Michel Basquiat (1960-1988), considerato da molti l’enfant prodige che negli anni Ottanta contribuì a portare l’arte di strada dai muri alle gallerie d’arte. Colori intensi, saturi, sovrapposizioni che sembrano motivate da un certo senso di “horror vacui”, figure non ben identificabili e un tratto che ricorda i disegni infantili. E poi tante scritte, parole apparentemente slegate tra loro, deliberatamente cancellate del tutto o parzialmente, a rafforzare messaggi che l’artista voleva comunicare.

Eppure sotto questa superficie che potrebbe sembrare caotica e disturbante si riescono a rintracciare riferimenti artistici più profondi e colti, che guardano innanzi tutto al Primitivismo (che anni prima aveva affascinato artisti del calibro di Picasso e Matisse), all’Art Brut (un tipo di produzione nella quale si creavano opere nelle quali non si seguivano canoni estetici ormai consolidati per favorire piuttosto la libera espressività), ad un’attenzione per il dettaglio anatomico che derivava da un interesse sviluppato da bambino quando, durante un periodo di degenza in ospedale, la madre gli regalò un’edizione illustrata del celebre Gray’s Anatomy di Henry Gray. Fu proprio la madre a notare la sua propensione per il disegno e ad alimentarla accompagnandolo spesso a visitare i grandi musei di arte di New York, dove si consuma l’intera parabola artistica ed esistenziale di Basquiat.

In quest’opera si può comprendere l’interesse di Jean Michel Basquiat per l’anatomia umana, che ha origine dalla consultazione del testo Gray’s Anatomy. Sicuramente, aveva anche ben presente i trattati anatomici di Leonardo da Vinci.

In quest’opera si può comprendere l’interesse di Jean Michel Basquiat per l’anatomia umana, che ha origine dalla consultazione del testo Gray’s Anatomy. Sicuramente, aveva anche ben presente i trattati anatomici di Leonardo da Vinci.

Il divorzio dei genitori quando aveva sette anni colpì molto il piccolo Jean-Michel, portandolo a sviluppare un carattere inquieto e turbolento: scappò di casa a quindici anni, venne arrestato per vagabondaggio e non riuscì a trovare una dimensione che gli confacesse neanche frequentando la City-as-School di Manhattan, che non seguiva i tradizionali metodi didattici. Con il suo compagno Al Diaz iniziò ad esprimersi sui muri firmandosi con il tag SAMO (acronimo di SAMe Old shit, “la solita vecchia merda”), in un percorso comune che si concluse appena un anno dopo, nel 1978. Nello stesso anno, Basquiat decise di uscire dalla casa paterna e di mantenersi solo con la sua arte, attingendo per i soggetti a musicisti (amava profondamente il jazz ed ebbe un gruppo suo, i Gray) e sportivi che stimava. E poi personaggi dei supereroi e delle pubblicità che vedeva da bambino.

Una delle tematiche che con più determinazione portò avanti interessava le questioni razziali. Basquiat, che aveva ascendenze caraibiche e portoricane, si sentì spesso emarginato da quel sistema che iniziava a guardare con grande interesse alla sua arte, ma allo stesso tempo lo giudicava per il colore della pelle. Così, anche se non ebbe esperienze dirette con l’Africa e lo schiavismo, decise di esprimere la sua posizione creando opere nelle quali traspare l’aggressività, la rabbia nei confronti di un’ingiustizia sociale che percepiva anche negli ambienti dorati dei galleristi e collezionisti che lo adoravano.

Jean-Michel Basquiat, Three Delegates (1982, acrilico, pastello a olio e collage su tela, coll. privata, photo credits: dailybest.it)

Jean-Michel Basquiat, Three Delegates (1982, acrilico, pastello a olio e collage su tela, coll. privata, photo credits: dailybest.it)

Aveva capito, dopo il grande interesse che si era creato successivamente le sue personali tenute nel 1982 a Modena e a New York nella galleria di Annina Nosei (la prima a dargli piena fiducia e gli strumenti per fare il salto di qualità), che c’era gente disposa a pagare molto i suoi lavori, e lui ambiva a quel successo e a quella quantità spropositata di soldi. Lavorò a ritmi estenuanti per soddisfare le richieste, aiutandosi nel sostenere questi ritmi forsennati con l’uso massiccio di cocaina.

Avviò una serie di collaborazioni molto proficue, la più importante delle quali avvenne con Andy Warhol, dominatore della scena newyorchese con la sua Factory. Dal 1983 i rapporti tra loro due si strinsero al punto tale che Basquiat considerava Warhol suo mentore e un secondo padre, ne ammirava la capacità di trattare immagini e affiancargli un senso del colore applicato che le trasfigura; da parte di Warhol, la caratteristica che più lo colpì nell’arte del giovane fu la spontaneità e l’immediatezza del messaggio. La collaborazione si interruppe alla morte di Warhol nel 1987, che lasciò un grande vuoto dal quale pensò di sottrarsi assumendo dosi sempre più massicce di droghe che compromettevano il suo lavoro. Solo qualche mese più tardi, fu rinvenuto morto per overdose di eroina nel suo studio.

Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, 6,99 (1985, acrilico, pastello ad olio su tela, Bischofberger Collection, Zurigo)

Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, 6,99 (1985, acrilico, pastello ad olio su tela, Bischofberger Collection, Zurigo)

Questo è il trailer di un documentario, “Jean-Michel Basquiat: The Radiant Child” per la regia di Tamra Davies (2010) del quale su YouTube si può trovare anche la versione completa e di cui consiglio la visione per chi volesse comprendere meglio la temperie culturale nella quale si è formato il talento di Basquiat:

Il Mudec di Milano ha appena aperto un’esposizione in cui sono ospitate oltre cento opere provenienti da collezioni private, come quella di Yosef Mugrabi (al quale è riconducibile il gruppo più corposo), un imprenditore israeliano che iniziò ad acquistare quadri di Basquiat quando lui era ancora in vita. La visita segue le coordinate spazio-temporali entro le quali si dispiega il suo percorso artistico, spaziando tra tele di grandi formati, disegni e una collezione di piatti sui quali Basquiat, con grande ironia, tracciò dei ritratti di amici e personalità celebri.

Jean-Michel Basquiat, Loin (1982, acrilico e pastello ad olio su tela, coll. privata)

Jean-Michel Basquiat, Loin (1982, acrilico e pastello ad olio su tela, coll. privata)

Jean-Michel Basquiat, piatto con ritratto di Andy Warhol (photo credits: tgcom24.mediaset.it)

Jean-Michel Basquiat, piatto con ritratto di Andy Warhol (photo credits: tgcom24.mediaset.it)

E come di consueto, lascio i riferimenti per la visita:

“Jean-Michel Basquiat” Milano, Mudec, 28 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017

http://www.mudec.it/ita/jean-michel-basquiat/

Pamela D’Andrea

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