Rara-Una strana famiglia – Pepa San Martin

Proviene dal Cile, questo piccolo, ma interessante film distribuito con il contagocce che sotto le sembianze di commedia, affronta senza patetismi o prese di posizione, un tema più che mai attuale, che fa sempre discutere ogni qualvolta se ne sfiori l’argomento. Fin dalla prima inquadratura, la regista, ci invita a seguire Sara una quasi tredicenne che vive con sua madre, sua sorella e la compagna della madre. L’apparente strana famiglia, in cui si trova a vivere, non sembra creare particolari problemi, né a lei, né tanto meno a Cata, l’impertinente sorellina a cui sembra interessare solo il mondo animale. Tutto si complica, quando il padre, particolarmente sensibile alla nuova situazione sentimentale dell’ex moglie, decide di intraprendere una battaglia legale per l’affidamento delle figlie.

Da questo momento Sara, inizia a prendere coscienza della realtà che la circonda e se prima tutto appariva normale, adesso cominciano a subentrare sentimenti d’imbarazzo, difficilmente gestibili per la sua età, a cui si trova del tutto impreparata. Assumendo il suo punto di vista, l’infernale mondo degli adulti fa quasi paura e sarebbe meglio non averci a che fare. Ma questo, ahinoi non è mai possibile, sopratutto perchè tra le tante facoltà che non abbiamo, c’è proprio quella di non poter scegliere la famiglia più consona al nostro modo di essere. E così in attesa della maggiore età, non resta che condividere a distanza, questo strano mondo in cui a farla da padrona è l’incomunicabilità, che si traduce in urla e litigi, che ricadono il più delle volte su giovani adolescenti privi di punti di riferimento.

Tratto da una storia vera, avvenuta nel 2004, quando ad una donna vennero tolti i figli, per il suo orientamento sessuale, nel 2012 l’Inter American Convention of Human Rights, ha condannato il Cile per aver violato diversi principi della convenzione sui diritti umani. La regista (una delle poche), con coraggio e convinzione, affronta un tema difficile, per certi versi accettato dall’attuale società, anche se siamo quasi convinti che la “strana” famiglia di Sara, non sarebbe comprensibile ai più, anche se come mostra magistralmente il film, non esiste una famiglia migliore dell’altra e la normalità non è un parametro che si possa misurare attraverso le scelte sessuali. Tutt’altro, come dimostra Sara spesso assorta nei suoi pensieri, che si riflettono nel suo sguardo straniato e quasi compassionevole, nei confronti di adulti spesso alla deriva, inconsapevolmente vittime di se stessi.

Laura Pozzi

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