Juncker sfida Renzi: “L’Italia attacca la Commissione, ma non ottiene i risultati sperati”

Qualcosa si è rotto nei rapporti tra l’Italia e Bruxelles. Perché l’attacco sferrato oggi da Jean-Claude Juncker all’Italia è indice di un cambiamento nel clima tra il governo e la Commissione. Che, proprio la prossima settimana, dovrà dare il suo giudizio sulla manovra. «L’Italia – ha detto il numero uno dell’esecutivo comunitario – non cessa di attaccare, a torto, la Commissione. E questo non produce risultati attesi». Tradotto: è in corso una trattativa e noi dovremmo chiudere un occhio sui conti italiani, ma non possiamo più accettare di essere un giorno sì e l’altro pure bersaglio degli attacchi di Renzi. Mai, nelle ultime settimane, Juncker si era spinto a tanto. Evidentemente il silenzio pre-elettorale che Bruxelles si era auto-imposta per non danneggiare Renzi è saltato.

Il presidente della Commissione è anche entrato nel merito dei numeri della legge di bilancio italiana, già oggetto di una lettera in cui Bruxelles chiedeva «chiarimenti» su alcuni conti che non tornano. «I costi del terremoto e dei rifugiati – ha detto Juncker – equivalgono allo 0,1% del Pil (per il governo italiano invece valgono lo 0,4%, ndr). L’Italia ci aveva promesso di arrivare a un deficit dell’1,7% nel 2017, ora ci propone il 2,4% (2,3% secondo il progetto di bilancio italiano, ndr), in ragione dei costi del terremoto e dei rifugiati, ma questo costo è limitato allo 0,1% del Pil». Stando alle sue parole, dunque, sembra che la distanza tra Roma e di Bruxelles sia piuttosto ampia, pari a 0,3% del Pil.

Juncker non ci sta a passare per il simbolo dell’austerità e infatti ha rivendicato il fatto che «la mia Commissione ha introdotto nel Patto di stabilità degli elementi di flessibilità di cui hanno beneficiato diversi stati membri, e in particolare l’Italia. Che nel 2016 può spendere 19 miliardi in più di quanto avrebbe potuto fare se io non avessi riformato il Patto di stabilità nel senso della flessibilità indicata».

L’affondo di Juncker sui conti – arrivato nel corso del suo intervento a un incontro con la Confederazione dei sindacati europei – giunge proprio mentre è in corso l’Eurogruppo, a cui partecipa il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Arrivando alla riunione, il ministro dell’Economia aveva assicurato che oggi «non si parlerà dei piani di bilancio nazionali». Poco dopo, però, il commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici aveva ammesso che nella trattativa con Roma “resta ancora del lavoro da fare». E che «anche se prendiamo in considerazione tutta la flessibilità, ci sono delle regole che vanno rispettate da tutti. La Commissione è estremamente comprensiva, ma le regole vanno rispettate». Un avvertimento al governo italiano, anche se molto più velato rispetto a quello – diretto e aspro – fatto poco dopo da Juncker.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha risposto a stretto giro da Frosinone: «Juncker dice che faccio polemica. Noi non facciamo polemica, non guardiamo in faccia nessuno. Perché una cosa è il rispetto delle regole, altro è che queste regole possano andare contro la stabilità delle scuole dei nostri figli. Si può discutere di investimenti per il futuro ma sull’edilizia scolastica non c’è possibilità di bloccarci: noi quei soldi li mettiamo fuori dal patto di stabilità vogliano o meno i funzionari di Bruxelles».

fonte: LASTAMPA.it

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