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Ora l’Europa teme di finire sepolta sotto le urne. Dal clima alla Nato: ecco i nodi aperti con gli Usa

«Una grande sveglia per l’Europa». Per l’ex premier italiano Enrico Letta la vittoria di Donald Trump è «la più grande rottura politica dalla caduta del muro di Berlino» e un segnale di allarme per il Vecchio Continente. Il secondo in poco più di quattro mesi, visto che a Bruxelles il cambio alla Casa Bianca è visto da tutti come «la seconda rivoluzione del 2016, questa volta più grande della Brexit», per citare il leader britannico dello Ukip Nigel Farage. «È stato un voto di protesta, come per la Brexit» ha detto il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz, «sorpreso e deluso» per l’esito delle presidenziali americane.

IL PESO DELLE URNE

Con queste premesse e ben cinque appuntamenti elettorali-chiave alle porte (dal referendum italiano al voto in Germania del prossimo autunno, passando per le elezioni in Austria, Olanda e Francia), l’Ue teme di finire sepolta sotto le urne. «Il loro mondo sta sprofondando, il nostro si sta costruendo» ha twittato questa mattina Florian Philippot, vicepresidente del Front National, pubblicando una foto di Marine Le Pen. La leader dell’ultradestra francese è stata tra i primi a congratularsi con Trump e con «il popolo Usa, libero», insieme con l’euroscettico olandese Geert Wilders («la tua vittoria è storica per tutti noi»). L’intensità dei timori in Francia è tutta racchiusa nel tweet scritto e poi cancellato da Gerard Araud, ambasciatore francese negli Usa: «Dopo la Brexit e il voto americano tutto è possibile. Il mondo collassa sotto i nostri occhi». Non proprio un capolavoro di diplomazia.

I RAPPORTI TRANSATLANTICI

Al di là delle preoccupazioni interne sul futuro prossimo dell’Europa, c’è però una grande incognita sui rapporti nell’immediato. Come e in cosa cambieranno le relazioni tra Usa e Ue? «I nostri legami sono più forti dei cambiamenti politici – ha detto Federica Mogherini, Alto Rappresentante per la politica estera e vicepresidente della Commissione -. Continueremo a lavorare insieme riscoprendo la forza dell’Europa». Al di là del comprensibile ottimismo esibito, nei palazzi di Bruxelles la preoccupazione è forte. Tra le prime “vittime” dell’ascesa di Trump alla Casa Bianca potrebbe esserci il Ttip, il trattato commerciale tra Usa e Ue che ha già molti “nemici” in Europa e i cui negoziati rischiano uno stop definitivo. C’è un grosso timore anche per l’accordo sul Clima di Parigi, entrato ufficialmente in vigore pochi giorni fa, che Trump sembra intenzionato a stracciare. E poi ci sono le incognite sul futuro della Nato, sempre più grandi anche in vista di un riavvicinamento tra la Casa Bianca e Putin. Idem per i rapporti con la Turchia.

Non sarà facile per Bruxelles conservare il dialogo con Washington, visto che Trump non riconosce molta autorità alle istituzioni comunitarie e probabilmente preferirà avere come interlocutori gli Stati nazionali. Del resto i due presidenti Jean-Claude Juncker (Commissione) e Donald Tusk (Consiglio Europeo) – che questa mattina hanno invitato a Donald Trump una lettera congiunta per congratularsi del risultato e invitarlo a Bruxelles per un summit Usa-Ue – non avevano nascosto il loro sostegno per Hillary Clinton, pur senza dirlo esplicitamente. Juncker si era limitato ad ammettere di avere “una preferenza di genere”, mentre l’ultimo tweet sul profilo di Tusk risale a cinque giorni fa: “Mia moglie mi ha detto che un Donald è più che sufficiente”.

fonte: LASTAMPA.it

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