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L’Italia mette il veto sul bilancio Ue: “Stanchi dell’ambiguità di Bruxelles”

L’Italia ha deciso di bloccare la revisione di medio termine del bilancio pluriennale dell’Unione europea per il 2014-2020. Lo ha annunciato a Bruxelles il sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi. «Bloccata la revisione del bilancio Ue», ha scritto su Twitter. «Noi non siamo né nazionalisti né populisti. Noi però siamo molto stanchi delle ambiguità e delle contraddizioni europee. Siamo molto stanchi di un’Europa che dice alcune cose e poi non le fa. Siamo molto stanchi di un’Europa che è piccola con le cose grandi e grande con le cose piccole. E noi siamo convinti che, se l’Europa non cambia, siamo di fronte all’inizio della disintegrazione europea», dice il sottosegretario agli affari europei, Sandro Gozi, parlando a margine del Consiglio Affari Generali a Bruxelles.

Il premier Renzi ha spiegato: «Abbiamo posto il veto con il sottosegretario Gozi a Bruxelles» che voleva «lasciare i siciliani a farsi carico dell’immigrazione, di salvare migliaia di vite di farsi carico delle soluzioni e della complessità della vicenda. E poi riempiono di soldi i Paesi europei che non accettano non soltanto un accordo che loro hanno firmato, ma con i nostri soldi alzano i muri». Dal canto suo, il sottosegretario slovacco per gli Affari europei, Ivan Korcok, parlando a nome della presidenza slovacca di turno, dal canto suo, ritiene di «aver raggiunto un ampio consenso» sulla revisione del bilancio pluriennale della Ue e pur «rispettando la riserva espressa dall’Italia, che ha bisogno di più tempo per unirsi al consenso», e «l’astensione del Regno Unito», ha deciso che presenterà l’accordo al Parlamento europeo.

La Commissione di Bruxelles ha deciso una linea prudente sulla manovra del governo Renzi dopo molti giorni di schermaglie. L’esame vero e proprio comincerà domani, ma, a quanto pare, un giudizio definitivo arriverà soltanto nei primi mesi del 2017. Un rinvio che sarebbe ben accolto dall’esecutivo italiano alle prese con il referendum del 4 dicembre, che vedrebbe spostato più in là un esame complicato, visti gli sforamenti previsti nelle legge di bilancio italiana.

Nelle previsioni economiche della scorsa settimana, infatti, si era evidenziato uno scostamento significativo fra le stime della Commissione e quelle di Roma soprattutto sul debito pubblico, stimato l’anno prossimo al 133,1% del Pil, ancora in crescita, anche se di poco, rispetto al 133% di quest’anno, mentre il governo lo stimava al 132,6% nel 2017, in calo rispetto al 132,8% del 2016. Nei due ultimi anni, inoltre, l’Italia ha già beneficiato di 19 miliardi di flessibilità impegnandosi in cambio a far scendere il deficit dal 2,4% del Pil del 2016 all’1,8% l’anno prossimo. Nel documento programmatico però, a causa dei costi straordinari per le emergenze migranti e terremoto, il deficit/Pil per il 2017 è stimato al 2,3%, che secondo le previsioni Ue sale al 2,4%.

Gli emendamenti principali alla manovra

BONUS MAMME – Si va da chi, come il Pd, chiede l’introduzione di un tetto Isee a chi come Ap ne vuole invece un ulteriore rafforzamento prevedendo che quello per i nidi possa sommarsi a quello già previsto per le baby-sitter.

CONGEDO PAPÀ – Numerose le proposte che chiedono di aumentare gli attuali due giorni obbligatori. C’è chi ne propone tre, chi cinque e chi quindici.

PONTE STRETTO – Dichiarare infrastruttura prioritaria per l’interesse del Paese il collegamento stabile viario e ferroviario tra la Sicilia e il continente. A chiederlo è Ap, con un emendamento segnalato.

SGRAVI NEOASSUNTI SUD – Sgravi contributivi per nuove assunzioni per il Mezzogiorno dal 2017. In questo caso la proposta arriva dal Pd.

ENTI LOCALI, PIÙ TURN OVER E PIANO ASSUNZIONI – Aumento dei limiti del turnover negli enti locali fino al 50% nel 2016 e 2017 e al 75% dal 2018. La soglia finora è del 25%. Per i Dem serve anche un piano straordinario di assunzioni e c’è anche chi propone la trasformazione a tempo determinato dei contratti di collaborazione nei ministeri, enti locali e ricerca.

PIÙ SOLDI A STATALI, FARO SU VVFF – M5S, Lega e Fi, ma anche parti della maggioranza, chiedono di incrementare (da 1 a 3 miliardi solo per il primo anno) le risorse per gli statali. È trasversale poi la richiesta di aumento dell’organico dei vigili del fuoco.

IPERAMMORTAMENTI AL 250% ANCHE PER RADIO E TV – La proposta è targata Fi e riguarda «i contenuti informativi e audiovisivi per la radiodiffusione sonora e televisiva».

SUPERAMMORTAMENTO MAGGIORATO AL SUD – Incrementare il superammortamento al 140% sui beni strumentali di un ulteriore 20% nelle Regioni del Sud. La richiesta arriva da diversi gruppi parlamentari.

BIGLIETTI MUSEI, SI PAGA CON CELLULARE – Un emendamento del Pd propone di poter acquistare con il credito del telefonino i biglietti per musei e luoghi culturali.

APE SOCIAL – Far scendere a 35 anni i contributi per l’Ape social. La proposta è firmata dalla commissione Lavoro, che chiede anche si abbassi il requisito di invalidità attuale per accedere al reddito ponte dal 74 al 60%.

DONAZIONE CIBO SENZA IVA: Esenzione Iva per le eccedenze alimentari che le imprese donano in beneficienza, senza burocrazia e dichiarazioni, ma con un tetto a 5.000 euro di giro d’affari. Lo propone il Pd.

SCONTO CAMPIONARI TESSILI-SCARPE: Uno sconto fiscale del 15% per le spese connesse alla realizzazione di campionari con specifico riferimento anche alle spese relative alla ricerca e ideazione estetica’’ e anche «alla realizzazione di prototipi». Lo propongono alcuni parlamentari del Pd.

RAI E CANONE – Forza Italia e Lega vogliono la riduzione del canone a 50 euro. Tante anche le proposte per finanziare radio e tv locali.

PAPERONI – In Parlamento sono d’accordo in molti: niente flat tax di 100 mila euro per chi trasferisce la residenza nel nostro Paese, dopo aver passato all’estero 9 degli ultimi 10 anni. Meglio fissare una percentuale fissa.

Pd ritira emendamento che accorpa Imu-Tasi  

Passo indietro del Pd sull’Imi: «Dalle verifiche fatte sull’emendamento relativo all’unificazione in un’unica imposta di Imu e Tasi abbiamo appurato che in alcuni casi ci potrebbe essere, anche se lieve, un aumento della tassazione per i cittadini. Per questo abbiamo ritirato la proposta di modifica in questione». Lo afferma Maino Marchi, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.

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