Sing Street – John Carney

Dublino anni ’80. Conor ragazzo “felicetriste”,che strimpella la sua chitarra per soffocare i litigi dei genitori ormai ad un passo dal divorzio, è costretto improvvisamente a cambiare scuola. Accompagnato, dalle sue immancabili “brown shoes”, l’ingresso al nuovo istituto, non si rivela dei più facili. Tra potenziali atti di bullismo e un’integrazione che risulta sempre più difficile, l’unica via di fuga sembra essere l’incontro con Raphina, ragazza di un anno più grande, che non frequenta la scuola e sogna di fuggire a Londra per diventare modella.

Per far colpo sulla ragazza, il fantasioso Conor, l’invita a partecipare ad un videoclip, che la sua band (che non esiste) si appresta a girare. Dopo aver incassato, sulle note di “Take on me” celebre hit degli A-ah, l’agognato consenso, per Conor arriva il momento più difficile: quello di creare un vero gruppo musicale. L’impresa si rivela più facile del previsto ed ecco che grazie ad annunci e passaparola, in breve tempo si formano i Sing Street, band d’improbabili ed estrosi sedicenni,che traggono la maggior ispirazione dai gruppi del momento: Duran Duran, Depeche Mode, Cure. Ma Conor, aiutato dai preziosi consigli del fratello, ha davvero talento e le sue canzoni fanno breccia nel cuore di Raphina, che forse nasconde un passato oscuro,ma non può far a meno del suo travolgente entusiasmo e del sentimento autentico e non troppo celato che il giovane sembra provare per lei.

Sing street è tutto qui, ma il regista John Carney, trasforma una storia di adolescenti, in un fantastico sogno cullato dalle onde del mare (come mostra l’evocativo e splendido finale). L’adolescenza è un tema, di cui il cinema, sembra non poter fare a meno, ma questa volta Carney, aggiunge un tocco in più. Conor e i suoi amici, non sono ragazzi spensierati, come vorrebbe la loro età, ma è proprio grazie alla musica,che riescono a trovare un’ identità difficilmente riscontrabile a scuola o in casa.

La band, nata quasi per gioco, si rivela l’unico punto d’approdo, dove prendere spunto e trovare coraggio per compiere passi verso un futuro incerto, ma mai minaccioso. Il finale aperto, non indica dove la sana incoscienza, porterà Conor e Raphina, ma noi tifiamo per loro, che in poco meno di due ore son riusciti a regalarci dolcissime emozioni, che riconciliano con il mondo.

Laura Pozzi

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