La morte corre sul fiume – Omaggio a Charles Laughton

Risulta davvero difficile immaginare la storia del cinema, senza “La morte corre sul fiume“, film unico nei vari generi che rappresenta ed unica regia, firmata dall’attore britannico Charles Laughton. La fiaba gotica, dalle tinte espressionistiche, che vede protagonisti due bambini in fuga continua dalle grinfie di un sedicente pastore, interessato solo ai soldi ereditati da un padre morto impiccato, non può lasciar indifferenti e si merita appieno, l’appellativo di capolavoro.

La prima curiosità, riguardante quest’opera atipica è data proprio dal regista, quel Charles Laughton, conosciuto fino ad allora per film come “Le sei mogli di Enrico VIII“, che nel 1933 gli valse il premio Oscar come miglior attore, “Il caso Paradine“di Alfred Hitchcoock,”La tragedia del Bounty“di Frank Lloyd e in seguito “Testimone d’accusa“, capolavoro di Billy Wilder. Nel 1955, Laughton decide di cimentarsi alla regia, basandosi sul romanzo omonimo “The night of the hunter” di David Grubb.

Il film caratterizzato da una particolare e abbagliante fotografia espressionista, sembra oscillare fra due poli opposti, quel LOVE e HATE, tatuati sulle nocche delle mani di Harry Powell, finto predicatore evangelico, che si diverte a parlare con Dio e a guadagnarsi l’inferno/paradiso, uccidendo giovani vedove. La fortuna sembra essere dalla sua quando finito in carcere, per un furto d’auto conosce Ben Harper, condannato a morte per rapina, che prima di essere arrestato ha affidato il bottino ai due figli John e Pearl di dieci e cinque anni. Powell intuisce la posta in gioco e facendo leva sul carisma che da sempre lo accompagna, riesce a sposare la vedova di Harper e ad introdursi nel nucleo familiare.

Ma l’impresa si rivela tutt’altro che facile, perchè John tenendo fede al giuramento fatto al padre, farà di tutto per proteggere il bottino. Fino a quando insieme alla piccola Pearl sarà costretto a fuggire e trovare riparo tra le braccia di Rachel Cooper che li adotterà e che sara l’unica a smascherare la vera identità di Powell. Il ruolo dell’anziana Rachel Cooper è tutt’altro che secondario e non meno importante di quello di Mitchum. Con la sua forza e dolcezza, rappresenta per i due bambini la salvezza, ma anche colei capace di assicurare giustizia in un mondo dominato (in quel periodo) dal fanatismo religioso fomentato da falsi profeti.

E il film non sarebbe lo stesso, se a interpretare questo ruolo chiave non ci fosse la leggendaria Lillian Gish, l’attrice nata insieme alla settima arte, l’eroina di Griffith, nonché icona indimenticabile del cinema muto. Ma in un’opera dalle tante memorabili immagini, non possiamo non citare quella del ritrovamento del cadavere di Willa Harper (la madre di John e Pearl, interpretata da Shelley Winters), legata all’auto sul fondo del fiume, con i suoi lunghi capelli che si confondono tra le alghe. Un’immagine così onirica eppur crudele nella sua veridicità, che da sola vale la visione del film.

Nonostante ciò, il film si rivelò un clamoroso flop, che segnò per sempre la carriera registica di Laughton, che non riuscì più a girare una pellicola. Ma forse grazie a ques’evento sfavorevole, quest’opera rappresenta a tutt’oggi, una delle stelle più luminose nel firmamento cinematografico.

Laura Pozzi

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