Polveri sottili: blocchi tappabuco per un problema globale

In queste assolate mattine autunnali – l’inverno inizia il 21, sono certa che lo sapete benissimo.. – chi vive a Roma avrà notato la strana atmosfera che pervadeva le strade della capitale. Già, perché il blocco del traffico ha toccato un po’ tutti i romani che, volenti o nolenti (soprattutto nolenti), hanno dovuto ripiegare su mezzi di fortuna – si, mi riferisco ai mezzi pubblici – lasciando, così, le vie della città particolarmente sgombre.

I provvedimenti non interessano solo la capitale ma anche altre grandi città come Napoli, Torino e Milano che sono altrettanto soffocate dallo smog. Per non parlare di Brescia, Cremona, Alessandria..

Decisioni di questo tipo vengono prese quando i livelli di inquinamento atmosferico superano quelli di guardia. Col termine di materiale particolato (PM) si indica un insieme molto eterogeneo di particelle solide o liquide che, a causa delle ridotte dimensioni, restano sospese nella parte bassa della troposfera per un certo periodo di tempo.

Il materiale particolato è presente nell’aria sia per cause naturali che per cause legate alle attività umane. Le particelle che lo costituiscono sono di varia dimensione e contengono diverse sostanze quali: sabbia, ceneri, polveri, fuliggine, sostanze silicee, sostanze vegetali, composti metallici, sali, elementi come il piombo e altri metalli pesanti, composti chimici inorganici e organici.

Dal momento che l’effetto sanitario del particolato atmosferico è legato alla sua capacità di entrare all’interno degli organismi, l’attenzione per la salute pubblica si concentra verso la frazione più piccola delle polveri atmosferiche.
Infatti, per monitorare la nostra qualità dell’aria si misura il PM10 (Particulate Matter) che comprende tutte le particelle il cui diametro è uguale o inferiore a 10 µm, ovvero 10 millesimi di millimetro, le polveri sottili. Il termine è generico perché comprende particolati con caratteristiche differenti, particelle solide e liquide disperse nell’aria con dimensioni relativamente piccole.

I limiti per la concentrazione del PM10 nell’aria, in base al d.lgs 155/10 che recepisce la direttiva europea 2008/50/EC, sono:

  • 40 µg/m³, ossia 40 microgrammi al metro cubo, è il valore massimo per la media annuale
  • 50 µg/m³ è quello massimo giornaliero
  • 35 è il numero massimo di superamenti consentiti in un anno

Penetrazione delle polveri nell’apparato respiratorio. By edit byXander89, via Wikimedia Commons

Da dove viene tutta questa roba? In parte è di origine naturale, come i prodotti delle eruzioni vulcaniche, degli incendi boschivi, dell’erosione delle rocce, il sollevamento delle sabbie desertiche, la diffusione di pollini e spore, lo spray marino e così via. La porzione di origine antropica, com’è facilmente intuibile, deriva principalmente da emissioni industriali di vario genere, da centrali termoelettriche, da processi agricoli e, ovviamente, dal traffico aereo e marittimo. Le principali fonti variano comunque da regione a regione.
Nelle aree urbane deriva per lo più dai mezzi di trasporto privati e commerciali. Oltre ai fumi di scarico, le auto emettono polveri sottili anche in maniera indiretta a causa dell’usura dei freni, dei pneumatici e del manto stradale.

Avrete notato che in città l’aria si fa pesante e, di conseguenza, scattano i vari provvedimenti come blocchi della circolazione, targhe alterne e quant’altro quasi sempre nella stagione fredda. Ebbene, non si tratta di complotti per non farci andare a lavoro, c’è una spiegazione scientifica.

Innanzitutto, in questo periodo, alla maggiore fonte di emissione delle aree urbane costituita dal traffico, si aggiunge un’altra fonte, rappresentata dal riscaldamento domestico.

In aggiunta, nella stagione fredda, la circolazione della bassa troposfera non è dalla nostra parte. Infatti, nel boundary layer, indicato nella figura sopra, sussistono le condizioni favorevoli al ristagno delle polveri sottili, come ad esempio l’assenza di vento e delle inversioni termiche (che invece caratterizzano altri periodi dell’anno), formando una sorta di barriera alla dispersione atmosferica. Entro questo strato, in uno spessore anche di solo poche decine di metri, si accumulano tutte le sostanze inquinanti prodotte dalle varie attività umane senza possibilità di fuga. Si crea, di fatto, quella che a Roma si chiama cappa.

Non è solo la scarsa visibilità ad esser un pericolo per i cittadini.
L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio accertato per ictus, malattie cardiache, tumore del polmone e svariate malattie respiratorie. Un problema troppo sottovalutato.
Non si deve pensare che di inquinamento si muoia solo in Cina o nei paesi in via di sviluppo, si tratta di una realtà che ci tocca da vicino. Nella civilissima Europa, le polveri sottili uccidono ogni anno 467.000 persone. Sono i numeri contenuti nell’ultimo rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente.

«Grazie alla riduzione delle emissioni, in Europa la qualità dell’aria è migliorata, ma non in misura sufficiente a evitare danni inaccettabili alla salute umana e all’ambiente» parole di Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA. Pensate che resta il principale fattore ambientale di rischio per la salute. In Europa, poi, l’Italia vanta un triste primato: con 66.630 decessi annui, siamo secondi solo alla Germania per quel che riguarda la frazione più piccola del particolato, il PM2,5. Sembra che attualmente tutta la grande pianura europea sia attanagliata dalle polveri sottili, l’area metropolitana di Parigi registra valori tra i peggiori degli ultimi dieci anni.

Com’è intuibile, i dati di maggio, stavolta dell’OMS, sono ancora più allarmanti per quanto riguarda le aree urbane dei paesi in via di sviluppo, almeno per quelle che superano i 100.000 abitanti.

Principali effetti dell’inquinamento atmosferico.

Anche alla luce di quanto esposto, vorrei spezzare una lancia a favore dei cittadini romani che questa faccenda dei blocchi della circolazione la prendono particolarmente male. I rischi per la salute sono, ovviamente, una priorità ma è al contempo perfettamente comprensibile che i miei concittadini siano poco accomodanti quando impiegano circa un paio d’ore per raggiungere il posto di lavoro, magari distante pochi chilometri, con i mezzi pubblici.

Appare evidente che i blocchi siano misure d’emergenza, atte a fronteggiare una situazione di immediato pericolo, nonché a rispettare la normativa europea, ma che è solo riducendo le emissioni alla base che si può sperare di ridurre davvero il numero delle vittime.

Vieni con me a correre sulla circonvallazione, che ho voglia di stordirmi un po’ coi fumi dello smog. (Le luci della centrale elettrica)

Serena Piccardi

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