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Roma, via libera allo stadio meno cemento e niente torri

Alla fine il punto d’incontro per fare lo stadio della Roma s’è trovato: il 50 per cento di cubature di cemento in meno, un business park dimezzato, niente più ponte sul Tevere, addio tre torri. Ma restando a Tor di Valle. Il compromesso che tiene in vita il M5S a Roma.

Ci si è arrivati in un incontro avvenuto a tarda sera tra la sindaca e i capi della Roma, dopo che in mattinata Virginia Raggi sindaca si è sentita male e è stata trattenuta in ospedale, nove ore, per accertamenti, che hanno escluso problemi seri. Nel frattempo il Movimento da una parte si riorganizzava all’interno, e dall’altra faceva la spola con i vertici della Roma.

Nel Movimento i capi hanno sempre dato la linea all’interno attraverso i post scriptum ai post; l’ultimo – totalmente inosservato dai media – è stato un ps sul blog di Grillo, un messaggio chiarissimo (anche i grillini hanno il loro politichese): in tre righe sotto un testo in cui si parlava completamente d’altro c’era scritto: «Ps. Francesco Sanvitto e il cosiddetto tavolo urbanistico non parlano a nome del Movimento 5 Stelle e non sono titolati a farlo». Sanvitto è il coordinatore del tavolo urbanistico, architetto, vicino politicamente alla Lombardi, e organizzatore della manifestazione sotto il Campidoglio (o meglio: quella che la Raggi ha concesso di fare dietro) l’altro giorno, per protestare contro quello che moltissimi nel M5S romano giudicano «lo stadio del cemento».

Insomma: Grillo si è reso conto che lo stadio è una partita strategica sulla quale il Movimento può restare persino sepolto, e ha cercato di dare una mano alla sindaca, assai provata da tutti i punti di vista, per farlo, in qualche modo. Ma come? Sceso a Roma convinto di battezzare un sì, s’è reso conto che il Movimento è seduto sopra un’autentica bomba a orologeria: molto meglio assecondare le proteste dei tifosi romanisti (in maggioranza, elettori della Raggi), che le proteste di quel che resta del nucleo storico di grillini romani, riassunte da Sanvitto, dal celebre post della Lombardi, ma anche – per fare solo un esempio – ben simboleggiate da Francesca De Vito, sorella di Marcello.

Lombardi, vistasi progressivamente isolata dai capi, dal suo punto di vista è stata comunque abile. Ha coagulato attorno a una fortissima critica del progetto originario almeno quindici consiglieri. Per farla breve: ha saputo fare – unica – politica, nel deserto di capacità degli altri. In questo modo ha fatto capire che a Roma Grillo deve passare comunque da lei.

Qual è però il pacchetto che Raggi ha potuto proporre, prima ai consiglieri poi nell’incontro serale con la Roma? Tolta di mezzo l’idea dello spostamento, giudicata totalmente impraticabile dalla Roma (e da Parnasi), la via è stata una cospicua decementificazione o, come dice una fonte, «una diversa rimodulazione del progetto, con minore intensità di costruzione». Insomma, molto più verde e meno cemento.

La rabbia però rimane, in quei militanti che ritenevano il M5S più intransigente nelle trattative coi costruttori. Sanvitto, su un sito romano, romatoday, ieri attaccava: «Non ho mai sostenuto di parlare a nome del Movimento. Siamo semplicemente un tavolo di militanti che da tre anni a questa parte sostengono la stessa posizione sul progetto dello stadio. Fino a che il M5S era all’opposizione andavano bene. Oggi non più. Grillo faccia pace con il cervello. Ce ne faremo una ragione».

fonte: LASTAMPA.it

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