Referendum sul piano per Alitalia: i “no” vincono a Milano e Roma, Torino in controtendenza

E’ il No finora che prevale con un grande margine nel referendum di Alitalia e il rilancio della compagnia sembra sempre più lontano. L’attesa si fa nervosa per l’esito di questo voto che decide il destino dell’ex compagnia di bandiera, ma per avere numeri certi bisognerà aspettare ancora qualche ora, anche perché sono stati scrutinati soltanto i voti di piloti e assistenti di volo, nettamente contrari a questo accordo. Alle 16 si sono chiuse le urne per i dipendenti che dovevano esprimersi sull’intesa sul taglio al costo del lavoro. Una scelta che indirettamente vuol dire decidere sul futuro dell’ex compagnia di bandiera, perché in caso di vittoria del No non ci sarà la disponibilità degli azionisti a dare nuova liquidità all’azienda, a corto di ossigeno.

Le procedure di scrutinio sono iniziate intorno alle 17,30 e potrebbero proseguire per diverse ore. In attesa dei dati ancora incerti, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha convocato a Palazzo Chigi un vertice con il ministro per le Infrastrutture, Graziano Delrio, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

La scelta dei sindacati è stata di scrutinare prima i seggi del personale navigante: a Linate 696 hanno votato contro e 153 a favore, mentre a Malpensa i contrari sono stati 278 e i favorevoli 39. Anche a Roma Fiumicino prevale il No con 3166 voti contro i 304 Si, e anche qui si tratta del voto di piloti e assistenti di volo. Sono loro infatti ad aver contestato maggiormente questo accordo, firmato tra azienda e sindacati il 14 aprile al ministero dello Sviluppo economico. L’intesa prevede per loro il taglio dello stipendio dell’8%, mentre per il personale di terra la cassa integrazione straordinaria per 980 persone. Solo a Torino, il risultato è diverso: 9 i sì, 7 i no.

Al voto avrebbe partecipato l’87% degli aventi diritto, cioè 11.400 lavoratori.

In caso di vittoria del No per domani è convocato un consiglio di amministrazione d’urgenza per prendere atto della decisione dei lavoratori e avviare la procedura per la richiesta di amministrazione straordinaria. In questo caso Alitalia si avvierebbe verso un ridimensionamento e il commissario potrebbe tagliare circa metà del personale e mettere in liquidazione la società, facendo di Alitalia un vero «spezzatino».

Se dovesse vincere il Sì invece il consiglio di amministrazione è programmato per mercoledì mattina, per avviare l’operazione finanziaria da due miliardi, di cui 900 milioni di nuova finanza, da parte degli azionisti, e per programmare il rilancio con nuove rotte e nuovi aerei. A Fiumicino i seggi sono cinque, mentre gli scali milanesi di Milano e Linate ne hanno uno ciascuno. Un apposito seggio raccoglie i voti espressi all’estero.

fonte: LASTAMPA.it

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