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L’Europa all’Italia: per i più ricchi una tassa sulla prima casa

L’Italia deve ridurre il cuneo fiscale sul lavoro, e spostare il carico fiscale sui patrimoni. In particolare farebbe bene a «reintrodurre» la tassa sulla prima casa degli italiani ad alta fascia di reddito. E’ l’invito della Commissione europea nelle raccomandazioni specifiche per Paese adottate oggi, anticipato nell’edizione cartacea de La Stampa. E’ forse questa la vera novità di un pacchetto di misure che rinnova inviti già fatti più volte alle autorità nazionali, dalle quali ci si attende attuazione credibile delle riforme. Nel 2018 la ripresa continuerà per il sesto anno consecutivo in Europa, ma tale ripresa resta «vulnerabile», avverte il commissario per gli Affari economici, Pierre Moscovici, convito di chiedere agli Stati membri tutti, Italia compresa, impegni per «un equilibrio adeguato ad assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche e raggiungere un orientamento fiscale che contribuisca a rafforzare, e non minare, la ripresa».

Le raccomandazioni
Politica di bilancio, mercato del lavoro, politiche strutturali, pubblica amministrazione: queste le aree di intervento per l’Italia. Più nello specifico si chiedono politiche più efficaci di governance economica, riduzione del debito, riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, lotta all’evasione fiscale, riforma fiscale. Chiesti interventi di riduzione dei crediti deteriorati per le banche e una migliore definizione del diritto fallimentare. Ancora, sul fronte del mercato del lavoro vengono chieste politiche occupazionali, incentivi per la creazione di posti di lavoro e riduzione della povertà. All’Italia si raccomanda inoltre più liberalizzazioni e maggiore concorrenza, la riforma della pubblica amministrazione e quella della giustizia civile. Tra le cose da fare, rendere possibile pagamenti e fatturazioni elettroniche.

Procedura per squilibri congelata
La Commissione europea ha aperto a carico dell’Italia una procedura per squilibri macroeconomici. Si deve all’elevato livello di debito pubblico, atteso al 133,1% in rapporto al Pil alla fine di quest’anno. Solo la Grecia, Paese sotto programma di assistenza, ha performance peggiori di queste. Sulla carte il piano nazionale delle riforme messo a punto dal governo è «sufficientemente ambizioso», e se attuato può portare l’Italia sulla via del risanamento che a Bruxelles si auspicano. Se. La Commissione nutre dubbi sull’effettiva capacità dell’Italia di attuare le riforme promesse. «La loro credibilità si basa sull’attuazione pratica», si legge nella comunicazione della Commissione a corredo della raccomandazioni, e su questo mancano informazioni. Una fortuna. «Non c’è terreno analitico per poter procedere» oltre con la procedura d’infrazione.

Conti, per quest’anno tutto a posto
L’Italia ha tenuto fede agli impegni di misure aggiuntive di correzione dei conti per lo 0,2% del Prodotto interno lordo, e questo pone il Paese in una situazione di sostenibilità. Per quest’anno, a meno di sorprese, il governo è a posto. La Commissione europea ritiene che le misure aggiuntive richieste per le politiche di bilancio per il 2017 siano state soddisfatte e quindi «per il momento non si rendono necessari ulteriori sforzi». Per ora. L’Italia resta quindi un sorvegliato speciale.

fonte: LASTAMPA.it

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