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In Italia si potrebbe lavorare di più: record europeo di potenziale non sfruttato

Le persone che non lavorano non sono tutte uguali. In Europa ci sono 8,8 milioni di sfiduciati che non cercano un impiego pur essendo abili, e 2,3 milioni di persone che guardano le offerte di lavoro ma non per iniziarne uno subito. Si chiama «forza lavoro potenziale addizionale», e rappresenta il popolo degli inattivi, quanti nell’Ue tra i 15 e i 74 anni escono dal mercato del lavoro e non fanno nulla o pressochè nulla per rientrarvi. E’ un potenziale per l’appunto, perché indica un numero di persone che potrebbe contribuire alla produzione e ai consumi ma non è accessibile. Un problema, per un continente alle prese con una crescita tutt’altro che robusta, una disoccupazione ancora a livello troppo elevati, e impegnata a ridurre l’esclusione sociale. Un problema soprattutto per l’Italia, dove si concentra il grosso di questo potenziale inespresso (3,4 milioni di persone). La Penisola, che più di altri nell’Ue ha necessità di crescita e di creazione di posti di lavoro, è la casa di oltre un quarto di questi inattivi non intercettati, ponendosi al primo posto della classifica per Paesi per inattivi.

La metà dei disoccupati si perde
I dati Eurostat certificano che nell’Ue ci sono 21 milioni di disoccupati, tanti ne ha contati l’istituto di statistica europeo nel 2016. La metà di queste persone è più che disoccupata, però, è inattiva. Si tratta di quelle persone che tutti, in Europa, dicono di voler lasciare indietro. La generazione perduta inizia da qui. A fronte di 10 milioni di europei che non hanno un lavoro ma lo cercano, sono registrati nei centri per l’impiego e figurano, ce ne sono 11,1 milioni che non si danno da fare. Sono quelli che non fanno application, non mandano curriculum né monitorano le offerte di impiego (8,8 milioni), e quelli che non sono intercettabili perché non si rendono disponibili (2,3 milioni). Questi ultimi sono secondo Eurostat soprattutto giovani ancora impegnati con gli studi o freschi di laurea, che guarda offerte di lavoro per posizioni che però non intende ricoprire subito. E che magari rischiano di perdere mentre guadagnano tempo.

Italia maglia nera
Mentre il tasso Ue degli inattivi è pari al 4,5% della forza lavoro, quello italiano è pari al 13%. E’ il dato più elevato. Significa due cose: che l’Italia è lo Stato membro dell’Ue con maggior lavoro da fare per invertire il fenomeno, e che ci sono in totale 3,4 milioni di nazionali «persi» tra idonei al lavoro ma non alla ricerca (3,3 milioni) e quanti cercano posti di lavoro ma non per l’immediato (109mila persone).

I giovani hanno perso la fiducia
Dando uno sguardo ai dati e restringendo il campo non più alla fascia d’età 15-74 anni ma alla fascia 15-24 anni, emerge che i giovani inattivi che non intendono lavorare per ragioni di studio sono meno di quanto si pensi. Vuol dire che in giro ci sono giovani che hanno perso fiducia e motivazione. In tutta l’Ue se ne contano 1,7 milioni, contro i 692mila che invece guardano annunci e fanno application per impieghi non immediati. Anche in questo caso l’Italia è al primo posto per giovani inattivi, ben 512mila, praticamente un terzo del totale comunitario. Anche qui sono più i giovani sfiduciati di quelli che semplicemente rinviano l’ingresso nel mercato del lavoro, 492mila contro 22mila.

fonte: LASTAMPA.it

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