Via al Forum di Cernobbio, gli economisti scommettono sulla durata della ripresa

Il cielo di Cernobbio è coperto dai nuvoloni neri di questi primi acquazzoni di fine estate. Ma i top manager richiamati sul lago di Como dal Forum Ambrosetti non li vedono, anzi vedono il cielo azzurro. Guardano i conti della propria società e ammettono, in due casi su tre, che già sono migliorate le performance della propria azienda. Anzi, per il 17,7% sono migliorate di molto. Così che si prevede un aumento di fatturato, maggiore impegni per gli investimenti e anche un aumento del proprio organico, cioè una crescita del tanto agognato lavoro.

Le insidie dal mondo
Il workshop di Cernobbio misura la temperatura di fine estate dell’economia reale. E conferma nelle impressioni degli imprenditori quello che registrano anche gli ultimi indicatori macroeconomici. Anche se non nasconde le insidie possibili, prima tra tutto il terrorismo, che rimane al primo posto tra le possibili fonti di instabilità (17,1% degli intervistati), seguita a sorpresa dalle politiche di Trump e dalla Brexit (15,5%) che sopravanzano di qualche lunghezza i timori legati all’aggressività missilistica della Corea del Nord e alla difficile gestione dei migranti nel mediterraneo.

Gli investimenti
Ma se si guarda ai conti delle imprese i timori sembrano dissolversi. Il 34% delle imprese italiane prevede una crescita del proprio fatturato di oltre il 10%. Ma subito dopo un altro gruppo, che sfiora il 40%, prevede comunque di crescere, anche se sotto il 10%. I riflessi positivi ci sono sia in termini di investimenti che di occupazione. Basta pensare che il 14,4% delle società prevede di investire il 20% in più del passato. Sarà l’effetto dei super e degli iper-ammortamenti che il governo punta ora a rifinanziare con la Legge di Bilancio, ma le imprese che investiranno di più sono un vero e proprio “gruppone”, il 72% del totale.

Il nodo dell’occupazione
Ma il nodo è l’occupazione. Il Forum Ambrosetti ha chiesto agli imprenditori di dire, non se assumeranno di più, ma di quanto aumenteranno la propria base occupazionale. A fronte di un 46,8% di imprese che assumeranno, ce ne sono un buon 11% che farà crescere di oltre il 10% i propri dipendenti. Nei capannelli, poi, si parla di euro forte. Ma nessuno sembra temerlo più di tanto, nonostante il 36,7% preveda un ulteriore rafforzamento sul dollaro. Per molti queste sono nuvole passeggere, come sul Lago di Como il vento le spazzerà via.

Marcegaglia: “La crescita può salire all’1,5%”
La crescita acquisita è dell’1,2% «ma ci sono segnali positivi di fiducia delle imprese e dei consumatori che fanno pensare che la crescita possa arrivare all’1,5%» spiega la presidente dell’Eni Emma Marcegaglia da Cernobbio. «Il miglioramento c’è, è in corso – ha aggiunto – riguarda export, consumi e imprese manifatturiere, ma rimaniamo gli ultimi in Europa. C’è un’accelerazione ulteriore da fare, non dobbiamo semplicemente farci trainare dalla crescita europea ma dovremmo riuscire a essere più competitivi». Tra i fattori che potrebbero rallentare la crescita Marcegaglia cita l’alta disoccupazione giovanile «il tema fondamentale insieme al Mezzogiorno che non cresce come il resto d’Italia, e poi c’è l’incertezza politica».

Costancio: “Inflazione e disoccupazione temi ancora irrisolti”
Il ritorno dell’inflazione e della disoccupazione a livelli normali continua ad essere difficile, nonostante la forte ripresa dell’area dell’euro. Lo spiega il vicepresidente della Banca Centrale Europea, Vitor Constancio. «Il recupero ciclico in corso nell’area dell’euro è ormai più ampio e più consolidato -spiega Constancio a Cernobbio in occasione del convegno Ambrosetti-. Nonostante ciò, la forte fase di rilancio dell’inflazione mondiale che sembrava probabile all’inizio dell’anno non si è materializzata. Di conseguenza, i compiti di normalizzare l’inflazione e la disoccupazione a livelli accettabili continuano ad essere difficili», ha aggiunto Costancio. Il vicepresidente della Bce ha inoltre sottolineato che la crescente incertezza che circonda il recupero economico mondiale e degli Usa in particolare rende più difficile la normalizzazione dell’inflazione e dei livelli di disoccupazione nell’area dell’euro.

fonte: LASTAMPA.it

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