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Catalogna al voto, blitz e cariche della polizia nazionale nelle scuole. Oltre 400 feriti

Cariche e blitz della polizia nazionale nelle scuole della Catalogna per impedire il referendum sull’indipendenza. Persone di ogni età, anche anziane, vengono trascinate via di forza o prese a manganellate, per sgomberare i seggi. L’intervento degli agenti di polizia ha fatto fino a ora almeno 460 feriti e contusi, alcuni dei quali sono gravi, ha affermato il portavoce del governo catalano Jordi Turull, esortando le persone colpite a presentare denuncia alla polizia locale, i Mossos d’Esquadra, che non ha rispettato l’ordine dei giudici catalani di bloccare la consultazione illegale sulla secessione da Madrid. La tensione è alta anche fra gli stessi uomini di Guardia Civil e Mossos d’Esquadra, che hanno cominciato a fare da scudo ai cittadini.

Il Barcellona è sceso in campo contro il Las Palmas giocando a porte chiuse, indossando sopra la casacca da gioco la maglia da riscaldamento, quella a strisce gialle e rosse come la Senyera, ovvero la bandiera della Catalogna. In precedenza la società aveva pensato di non schierare la squadra ma la lega calcio spagnola ha imposto la partita.

A Barcellona, alla scuola Jaume Balmes, a due passi dal centro sono arrivati una trentina di poliziotti antisommossa e con un blitz hanno portato via le urne. Gli elettori che aspettavano di votare hanno fatto resistenza passiva, ma sono stati scavalcati e in qualche caso caricati dagli agenti. Forti tensioni anche a Girona nel seggio dove avrebbe dovuto votare il presidente della Generalitat Carles Puigdemont che però si è poi recato in un altro seggio, come pure il vicepresidente Oriol Junqueras.

La resistenza della popolazione catalana è stata pacifica e passiva. Puigdemont ha denunciato la «brutalità ingiustificata della polizia spagnola», affermando che «è una vergogna che accompagnerà per sempre l’immagine dello stato spagnolo». Il portavoce del Governo catalano Jordi Turull ha detto che «dai tempi del franchismo» non si vedeva «una violenza di stato» come quella esercitata in Catalogna «contro la democrazia». Il prefetto spagnolo in Catalogna Enric Millò – di cui il governo catalano ha chiesto «le immediate dimissioni» – ha definito «una farsa» il referendum e ha affermato che «siamo stati costretti a fare quello che non volevamo fare».

La mancata chiusura dei seggi
Alle sei sarebbe dovuta scattare la chiusura degli istituti da parte dei Mossos d’Esquadra, ma la polizia catalana non è intervenuta. I pochi agenti sono rimasti fermi anche quando sono arrivate le urne, qualche minuto prima delle otto in quasi tutte le sezioni di Barcellona. All’arrivo dei contenitori bianchi sono scattati applausi e cori: «Votarem». La passività dei Mossos ha indignato Madrid che ha reagito mobilitando la polizia nazionale.

Voto in tutte le sezioni
Un’ora prima dell’apertura dei seggi era arrivato il colpo di scena: i catalani possono partecipare in qualsiasi sezione e non solo nella propria. L’annuncio del governo catalano con uno scopo chiaro: aggirare le proibizioni del governo spagnolo che ritiene questo referendum illegale.

Schede stampate a casa
Le schede si possono stampare a casa. «Non è quello che volevamo, ma è l’unico modo che abbiamo per far esprimere gli elettori» mette le mani avanti Generalitat, sapendo di andare incontro a forti dubbi sulla legittimità di risultati così importanti. Fuori da tutti i seggi rimasti aperti grazie all’occupazione di tanti elettori, si sono presentate migliaia di persone sin dalle 5 del mattino. Nemmeno la pioggia ferma i cittadini che in maniera ordinata aspettano di votare.

fonte: LASTAMPA.it

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