G7 a Ischia: intesa con i colossi del web, mentre resta alto l’allarme attentati aerei

Tutti uniti contro il terrorismo islamico. Sia a livello politico, sia con i colossi del web. L’esito del G7 dei ministri dell’Interno a Ischia viene sintetizzato dal titolare del Viminale Marco Minniti: «Oggi ha cominciato a fare i primi passi una grande alleanza tra governi e grandi provider nel nome dei principi della libertà». Internet continua ad essere considerato «uno straordinario veicolo di libertà che non può essere messo in discussione. Ma dobbiamo fermare chi avvia campagne di conversione, radicalizzazione e addestramento online nel nome della jihad. Possiamo vincere questa partita col malware del terrore e dell’odio».

La sala della conferenza stampa a termine del vertice è piena di delegazioni e giornalisti stranieri. L’atmosfera che si respira è quella della soddisfazione per l’intesa raggiunta, nella consapevolezza, tuttavia, che l’emergenza terrorismo non è ancora stata sconfitta nonostante le vittorie sul campo miltirare a Raqqa, in Siria.

Dagli Stati Uniti arriva, ad esempio, il monito a non trascurare gli attentati aerei. Il capo dell’homeland security Usa, Elaine Duke precisa: «L’aviazione rimane un bersaglio per il movimento jihadista, ci sono più attacchi rispetto al passato nel settore dell’aviazione». Di qui l’invito agli altri ministri «a collaborare con noi per un maggior scambio di informazioni e per migliorare lo screening dei sospetti terroristi». Duke ricorda che gli Stati Uniti hanno già predisposto «nuove misure viste e mai viste per proteggere i voli statunitensi», che consentono di individuare meglio gli ordigni e le persone sospette e di aver chiesto su questo maggior collaborazione. «Distruggeremo tutti i santuari dei terroristi – conclude – e le loro ideologie cariche di odio».

Alto resta anche l’allarme per i 25-30 mila foreign fighters che si disperderanno dalla Siria dopo la caduta della capitale dell’Isis. Per fronteggiare il fenomeno è fondamentale potenziare la raccolta e la condivisione di informazioni. A questo scopo hanno deciso di lavorare insieme i ministri dell’Interno del G7. La parola d’ordine, anche in questo caso, è collaborazione. «Nel momento in cui Raqqa è caduta – osserva Minniti – può diventare una straordinaria miniera d’informazioni. Noi dobbiamo raccoglierle e condividerle per avere un quadro chiaro della minaccia». In questo modo sarà possibile «produrre le prove nei tribunali contro i foreign-fighters».

Ma l’aspetto più innovativo raggiunto a Ischia resta la convergenza raggiunta tra i Paesi del G7 e i big di Internet, Microsoft, Google, Facebook e Twitter.

Un enorme data base in cui, a livello globale, vengono etichettati – con una sorta d’impronta digitale, un hashtag – e bloccati tutti i video, gli audio, le foto e gli slogan a sostegno del terrorismo islamico. Ecco lo strumento operativo della partnership tra i quattro colossi del web e i governi delle sette potenze mondiali. Il machine learning, l’intelligenza artificiale, al servizio della lotta all’Isis: l’hashtag è generato da un algoritmo che, una volta assegnato, è univoco per ogni immagine rendendo più facile l’identificazione della stessa su internet. Tutto il materiale di radicalizzazione e propaganda terroristica verrà così automaticamente scartato. E ora si punta coinvolgere i social media più piccoli come Telegram e Tinder.

In Inghilterra, intanto, si punta ad inasprire la pena per per chi visualizza in Internet testi, video e foto dal contenuto jihadista. L’obiettivo è quello di far lievitare la condanna fino a 15 anni di carcere. Lo ribadisce il ministro degli Interni Amber Rudd: «Il governo ha intenzione di modificare la legge in modo che chi visualizza contenuti jihadisti rischia fino a 15 anni di detenzione». Il ministro insiste su una minaccia «in crescente aumento» e sulla necessità di «evitare la divulgazione» di questi contenuti.

fonte: LASTAMPA.it

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