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Studenti in piazza in 40 città italiane contro la manovra e l’alternanza scuola-lavoro

Dopo lo sciopero contro l’alternanza scuola-lavoro del 13 ottobre, gli studenti sono tornati in piazza in quaranta città con gli «Stati generali dello sfruttamento» rilanciando la protesta contro le forme anomale di ASL e i continui tagli dei finanziamenti per scuola e università. In mattinata si sono svolti i cortei studenteschi, promossi da Rete della conoscenza, Unione degli studenti e Link coordinamento universitario. «Siamo in rosso», dicono i manifestanti da Cagliari, trovando eco nelle parole dei colleghi romani, che danno vita ad un flash mob spogliandosi in piazza: «Ci hanno lasciato in mutande». La ministra Fedeli ha replicato: «gli studenti vanno ascoltati, ma loro riconoscano che finalmente si sta investendo». Nel pomeriggio assemblee di piazza con i lavoratori in tutto il Paese.

La ricorrenza
La ricorrenza, 17 novembre, è quella dello studente cecoslovacco di Medicina, Jan Oppetal, ucciso nel 1939 dai nazisti durante l’occupazione, atto a cui seguì una violenta repressione con nove studenti e professori giustiziati senza processo. Prendendo lo spunto storico, in tutta Europa i ragazzi manifestano. In Italia gli studenti sono scesi in piazza.

Roma
Al grido «ci hanno lasciati in mutande» gli studenti si sono spogliati oggi a Roma, in piazzale Ostiense, prima dell’inizio del corteo organizzato dall’Unione degli universitari e rete degli Studenti Medi. Alle undici e trenta, giunti sotto il ministero, ci hanno riprovato, questa volta sotto le finestre della ministra Valeria Fedeli ma la polizia glielo ha impedito. “Atti osceni in luogo pubblico”, era la minaccia.

La motivazione della protesta
«Lo Stato in questi anni di crisi economica – dichiara Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Udu – ha tagliato l’istruzione più che qualsiasi altro settore pubblico. L’Italia investe il 7,1% del Pil in istruzione, ultimi tra i paesi più sviluppati: la media Ocse è infatti al 11,3%. I costi per sostenere i percorsi di studio sono elevatissimi, l’abbandono scolastico è ancora troppo alto e crescono i numeri chiusi che impediscono agli studenti di accedere all’università. Siamo stanchi di manovre spot e bonus una tantum, serve invertire la rotta sui finanziamenti in modo drastico, se vogliamo un’istruzione realmente accessibile».
«Dalla scuola e dall’università ci aspettiamo – aggiunge Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi – formazione di qualità e non sfruttamento. Ancora una volta, il governo continua nel reiterare errori sul tema dell’alternanza scuola-lavoro, resa obbligatoria tre anni fa senza garantire a tutti percorsi di qualità e diritti. Ci aspettiamo un paese che dia prospettive al nostro futuro. I più alti titoli di studio non vengono valorizzati nel mondo del lavoro, la disoccupazione giovanile cresce e la politica ancora una volta corre al riparo con manovre caotiche e isteriche per creare occupazione. Se continuiamo così saremo ancora condannati ad anni di impieghi precari».

“Scuola e Università in rosso” è lo slogan dell’Unione degli studenti e la Rete della Conoscenza. Per loro oggi inizia un percorso definito “Gli stati generali dello sfruttamento” – in evidente contrapposizione con gli Stati generali messi in agenda dalla ministra Valeria Fedeli – che proseguirà venerdì prossimo con la serrata, promossa da docenti e studenti, degli atenei italiani. «Con le mobilitazioni di oggi apriamo una settimana di mobilitazione in tutta Italia contro lo sfruttamento degli studenti in alternanza scuola-lavoro», ha dichiarato Francesca Picci, Coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti. «Anche gli universitari sono in piazza in tutta Italia contro una legge di stabilità priva dei necessari investimenti in università e ricerca», fa sapere Andrea Torti, Coordinatore nazionale di Link Coordinamento universitario.

fonte: LASTAMPA.it

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