Occupazione: i posti a tempo indeterminato sono 15 milioni

Negli ultimi due anni in Italia il mercato del lavoro recupera, in buona parte, i livelli occupazionali precedenti la crisi: nel primo semestre del 2017 il numero di occupati si avvicina ai livelli del 2008, mentre in termini di ore lavorate il divario è ancora rilevante, seppure le tendenze recenti indichino un aumento delle ore lavorate superiore a quello degli occupati. In ogni caso la ripresa economica è caratterizzata da una elevata intensità occupazionale. Lo rivela il Rapporto annuale frutto della collaborazione sviluppata nell’ambito dell’Accordo quadro tra ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal, finalizzato a produrre informazioni armonizzate, complementari e coerenti sulla struttura e sulla dinamica del mercato del lavoro in Italia.

La ripresa dell’occupazione è rilevante soprattutto per il lavoro dipendente e per il settore privato dell’economia, mentre continua il declino del lavoro indipendente e della pubblica amministrazione (-220 mila unità di lavoro fra il 2008 e 2016), a causa del lungo blocco del turnover. Dal 2014 è cresciuta molto l’occupazione a termine, con un rallentamento nei due anni successivi, e una nuova intensificazione nel 2017, quando ha toccato il massimo storico nel secondo trimestre 2017 (2,7 milioni di unità). Tra il 2015 e il 2016, grazie in particolare ai provvedimenti di decontribuzione, è cresciuta significativamente anche l’occupazione a tempo indeterminato che, nel secondo trimestre 2017, nonostante il recente rallentamento, raggiunge un livello molto vicino al massimo della serie storica (14 milioni 966 mila unità).

La crisi economica, iniziata nel 2008, ha colpito più duramente i giovani. Mentre per gli under25 il prolungamento degli studi ha in una certa misura attenuato gli effetti della congiuntura negativa, per i 25-34enni la crisi ha ridotto le possibilità di inserimento e permanenza nel mercato del lavoro.

Complessivamente il tasso di occupazione per i 15-34enni è diminuito di 10,4 punti rispetto al 2008, a fronte di un aumento di 16 punti per i 55-64enni e di 1,5 punti per i 65-69enni. Negli ultimi due anni, tuttavia, la condizione dei giovani mostra qualche segnale di miglioramento: dopo otto anni di calo, il tasso di occupazione dei 15-34enni torna a crescere nel 2015 e soprattutto nel 2016 (+0,1 e +0,7 punti), in particolare per 25-29enni.

Dall’analisi dei flussi dei rapporti di lavoro alle dipendenze risulta che dal 2013 al 2016 sono stati attivati 40 milioni 68 mila rapporti di lavoro alle dipendenze, mentre ne sono cessati 39 milioni 152 mila, con un saldo di 916 mila posizioni in più nei quattro anni.

Da mettere sotto la lente il fenomeno del calo del lavoro indipendente. In Italia il periodo di recessione ha colpito in maniera grave questa componente, con tendenze negative di lungo periodo che persistono anche nella fase di ripresa. Tra il 2008 e il 2016, mentre l’occupazione dipendente cresce dello 0,6% quella indipendente diminuisce nel complesso del 7,3% (-430 mila ) con un calo concentrato nella fase recessiva (-369 mila). La diminuzione del peso dell’occupazione indipendente tra il 2008 e il 2016, che ha reso l’Italia più simile ai mercati del lavoro europei, è stata accompagnata da un processo di ricomposizione che ha coinvolto in misura particolare alcune specifiche categorie di occupati indipendenti.

Il calo è concentrato soprattutto nel segmento senza dipendenti – in particolare tra i collaboratori, anche a causa delle norme che hanno previsto l’eliminazione del contratto di collaborazione a progetto – all’interno del quale crescono tuttavia i liberi professionisti.

fonte: LASTAMPA.it

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