Anomalisa // Charlie Kaufman

Per quanto tentiamo di ignorarlo, è il tempo a farsi beffe di noi. Quindi per ingannarlo, proviamo a pensare alla nostra vita come ad un film in cui non arrivano mai i titoli di coda. L’illusione in un certo senso ci rende liberi, o irrimediabilmente stupidi! Ma c’è anche chi lascia che il tempo scorra, senza opporsi, consumando a poco a poco il bisogno di stupore. Sboccia dunque un’alba grigia, opaca e priva di sentimento. E in quella luce carente di sfaccettature, un senso d’insoddisfazione dilaga fino a rendere ogni cosa la copia l’una dell’altra.

A guardare nella desolazione interiore di Michael Stone, il protagonista di Anomalisa (2015), è l’occhio di Charlie Kaufman. La sua grande capacità di raccontare ciò che si cela negli interstizi dei rapporti umani, lo rende un narratore poco incline agli happy ending. Le sue storie sono infatti disseminate di angoli contro cui sbatteremo distrattamente il mignolo del piede, e dove finiremo ad imprecare cercando una consolazione effimera al dolore.

A rendere da subito atipico il film diretto da Charlie Kaufman e Duke Johnson, è la scelta di utilizzare la tecnica dello stop-motion. Scelta, che inizialmente destabilizza lo spettatore abituato ad una messa in scena rassicurante e con personaggi fatti di carne e ossa. Eppure la pericolosa sensazione di essere di fronte a dei pupazzi, lentamente svanisce. La mente viene totalmente sopraffatta dalla naturalezza con cui i personaggi interagiscono tra loro e dalla profonda assenza di empatia del personaggio. Michael Stone è infatti un uomo incapace di emozionarsi, asettico e scostante. Pur essendo un celebre oratore motivazionale, nella solitudine della stanza d’albergo dove alloggia, emerge tutta la sua desolante solitudine interiore. La sua quotidianità è una distesa priva di variabili, fatta di volti e di voci che non possiedono più la bellezza dell’unicità.
La moglie e il figlio sono figure appiattite dalla quotidianità, come accessori indispensabili e allo stesso tempo superflui. Un vecchio amore, che Stone tenta di rispolverare, solo l’appannato ricordo di un’emozione impossibile da replicare.

A infrangere l’anonimato dell’esistenza di Stone è la voce di una ragazza. Lisa è diversa. É un’anomalia. É l’improvviso guizzo di vita che accende Stone. É il desiderio, effimero, di trovare qualcuno capace di sottrarlo alla sua indolenza. L’impatto è deflagrante e scardina Stone dal suo mondo anonimo, sbalzandolo di peso in quello che crede possa essere l’amore vero.

Fanno l’amore, sotto i nostri occhi, e sperimentiamo qualcosa di insolito. Ci emozioniamo, ci sentiamo di troppo e allo stesso tempo siamo rapiti da quei corpi che si amano ma hanno solamente le sembianze di due persone. Kaufman ci regala qualcosa di prezioso, una sensazione estranea e che ci fa sentire meravigliosamente diversi.

All’arrivo del nuovo giorno però, la luce del sole si riversa accecante e cruda nella stanza d’albergo. La magia notturna evapora come rugiada, e davanti ad una normale colazione Lisa perde, agli occhi di Stone, la sua consistenza evanescente e quasi “divina”.

Anomalisa è un film che non può essere raccontato, o interpretato, ma che ha bisogno di essere “guardato”. Perché solo davanti alla malleabilità priva di autonomia cosciente di questi personaggi irreali possiamo comprendere il nostro precario equilibrio in questo mondo.

Serena Aronica

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