Il borsalino

In uno dei nostri precedenti articoli sul nostro blog si è parlato del fallimento dell’azienda Piemontese Borsalino celebre marchio italiano di cappelli, fondato nel 1857 da Giuseppe Borsalino, un modesto cappellaio che imparò il mestiere a Parigi e rientrato in Italia aprì una piccola fabbrica la cui produzione passò dai 35 esemplari giornalieri, ai 2000 di fine secolo e che per ben 160 anni, è stato un caposaldo del nostro Made in Italy.

Il borsalino è indiscutibilmente l’accessorio che per antonomasia è riuscito nel corso del tempo a creare intorno a se un fascino leggendario in quanto elemento di vestiario caratterizzante dell’epoca d’oro di Hollywood dove tutti, attori e non, ne possedevano uno. Il cappello Borsalino è dunque l’icona del cinema noir, che lo vide come elemento distintivo di gangsters, poliziotti ed investigatori privati, la cui ombra ne aumentava di fatto il mistero e l’enigmaticità. Nei gangster-movie americani il borsalino ha reso celebri personaggi del calibro di Humphrey Bogart  in “Casablanca”, Robert De Niro nel film “Al Capone”, Alain Delon e Jean-Paul Belmondo nel film degli anni ’70 Borsalino ad esempio, ma in effetti anche oltre che sulla scena è stato simbolo fiero e amato del made in Italy da personaggi pubblici e non, di ogni parte del mondo fino ad oggi.

Originariamente il borsalino venne usato intorno al 1920 come accessorio della classe agiata e la sua popolarità aumentò vertiginosamente negli anni ’30, fino a sostituire la Lobbia, cappello simile nella forma. La foggia più apprezzata fu quella soprannominata Fedora termine che entrò nell’uso a partire dal 1891 e che derivava dal titolo di una sceneggiatura del 1882 di Victorien Sardou, scritta per l’attrice Sarah Bernhardt. La commedia fu messa in scena per la prima volta in America nel 1889 , l’attrice interpretava la principessa Fedora, l’eroina della commedia indossando un cappello simile a un borsalino. La fedora diventò una moda femminile che durò fino alla prima parte del XX secolo, ma ben presto fu assunto dalla moda maschile, in quanto usato in città perché elegante, perché consentiva di proteggere la testa dal vento e dalle intemperie, e per il fatto che poteva essere arrotolato quando non serviva. Il culmine della sua popolarità arrivò con l’interesse per una moda nella West Coast degli Stati Uniti, dove il connubio tra comodità, eleganza e sartorialità italiana divenne sinonimo di successo.

Alla vigilia della prima guerra mondiale Borsalino aumentò annualmente la sua produzione arrivando a circa 2.000.000 di cappelli prodotti nelle sue tante varianti, dando impiego a oltre 2.500 dipendenti, rappresentando una notevole risorsa nell’economia della città piemontese. La produzione dei cappelli di qualità imponeva l’uso esclusivo di feltro di pelo di coniglio. Questo determinò una ricaduta positiva nell’economia rurale di una vasta regione che vide l’affermarsi di allevamenti domestici, in genere affidati alle donne e ai ragazzi. All’estero il marchio si diffuse così rapidamente ovunque, conquistando i mercati più importanti: quello britannico e tradizionale della City londinese, con le bombette a marchio Borsalino, ma soprattutto quello statunitense.
Col tempo il suo ridimensionamento avvenne in concomitanza con l’inizio della caduta in disuso dei copricapi formali: la produzione venne trasferita così in un nuovo stabilimento a Spinetta Marengo, frazione di Alessandria. Dopo un cambio di proprietà avvenuto negli anni novanta, la situazione è andata via via peggiorando e neppure il tentativo di utilizzo del marchio in altri settori, come profum, occhiali, abbigliamento, caschi, orologi e gioielli è riuscita a evitare la richiesta di concordato preventivo con la società coinvolta nel crac finanziario dell’imprenditore Marco Marenco.
Sapere che un’azienda tanto prestigiosa sta passando un momento così complesso ci rattrista, ma ci auguriamo che col nuovo anno qualcosa possa succedere….ecco Borsalino non è solo un’azienda fa parte della storia del nostro Made in Italy ed è famiglia per i tanti dipendenti.

Eleonora Riccio

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