Show di Macron in Cina su clima e commercio. “L’Europa sta tornando”

Emmanuel e Brigitte scintillanti, sotto il cielo freddo e nitido di Xian, l’antica capitale della Cina. Emmanuel che dona Vesuvius, tonico cavallo della Guardia repubblicana francese, all’«amico» Xi Jinping. Emmanuel che parla per più di un’ora con la voce impostata, riempiendo il discorso delle consuete citazioni dotte, da Marguerite Yourcenar a Paul Claudel. Il tour del presidente francese in Cina è iniziato ieri come doveva iniziare, con Macron che ha fatto Macron (e lo ha fatto come al solito molto bene). Ben tre giorni durerà il viaggio. E ieri il nostro non si è fatto mancare nulla. «Sono venuto a dirvi che l’Europa sta tornando», ha detto. Lui, che dell’Europa si considera ormai il leader.

I vuoti riempiti
Sì, Macron continua a riempire vuoti di potere a livello internazionale, in questo trumpiano mondo del disordine. E con Angela Merkel ancora alle prese con la crisi di governo. D’altra parte un asse Parigi-Pechino era già nell’aria da tempo, soprattutto da quando il presidente Xi Jinping ha accettato di continuare sulla strada della battaglia al riscaldamento climatico, nonostante la rinuncia di Trump. «Avete dimostrato la realtà della vostra consapevolezza e il vostro grande senso di responsabilità», ha detto ieri Macron. Per poi scandire in mandarino il suo «Make Our Planet Great Again», lo slogan al centro del One Planet Summit organizzato a Parigi il mese scorso. Ha proposto pure di organizzare «un anno franco-cinese della transizione ecologica» fra il 2018 e il 2019, chiedendo l’appoggio della Cina al progetto di un diritto internazionale dell’ambiente proposto dalla Francia all’Onu.

Macron è intervenuto anche sulla «Nuova via della Seta», progetto colossale lanciato da Pechino nel 2013: la costruzione di strade, porti, ferrovie e parchi industriali in 65 Paesi per oltre mille miliardi di dollari, così da facilitare l’espansione economica della Cina nel mondo. Finora i francesi si erano mostrati diffidenti. Ieri, invece, Macron ne ha parlato esplicitamente (già un bel regalino a Xi Jinping). «Il mio obiettivo – ha affermato – è che la Francia e l’Europa siano pronte per questo appuntamento offerto dalla Cina». Ma ha specificato che «queste strade devono essere in condivisione e non univoche e non quelle di una nuova egemonia». Ha anche accennato concretamente all’Africa, dove la presenza cinese è ormai determinante: lì si deve cercare «un nuovo equilibrio» con la Francia, ex potenza colonizzatrice.

I cappotti di Brigitte
Oggi Macron continuerà la sua visita a Pechino, dove già è arrivato ieri sera. Incontrerà di nuovo Xi Jinping. E Macron insisterà nel fare Macron, con sessioni fotografiche prolungate nella città proibita assieme ai cappottini fotogenici di Brigitte, a uso e consumo del cinese medio. Non è previsto nessun intervento ufficiale sui diritti umani, neanche a favore della vedova di Liu Xiaobo, dissidente e Nobel per la Pace, morto in carcere. La donna è piantonata a casa sua e le si impedisce di lasciare il Paese. Oggi, invece, dovrebbero firmare generosi contratti i rappresentanti di una cinquantina di imprese francesi, che accompagnano Macron nel viaggio. La Francia, comunque, ha chiuso l’anno scorso con un deficit commerciale abissale con la Cina (30 miliardi di euro, in continua crescita), contro un surplus di 20 miliardi per la Germania e un deficit più contenuto (e ormai in calo) per l’Italia di 16 miliardi. Macron si vede come il nuovo leader dell’Europa. Ma l’economia relativamente fragile del suo Paese potrebbe rappresentare un fardello per le sue sfrenate ambizioni.

fonte: LASTAMPA.it

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