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Fs-Anas il maxigruppo prende il largo

Otto miliardi di investimenti quest’anno, ben 108 nei prossimi dieci, 11,2 miliardi di fatturato, 50 miliardi di capitale investito e 81 mila dipendenti: è questa la potenza di fuoco del nuovo gruppo Fs-Anas nato ufficialmente oggi col passaggio delle quote ratificato al Mef, dopo il via libera dell’Antitrust arrivato ieri, e di fatto primo polo integrato di ferrovie e strade in Europa per abitanti serviti e investimenti.

Nella sua nuova configurazione il Gruppo FS Italiane, che raccoglie sotto un’unica holding Rete ferroviaria italiana, Trenitalia, Mercitalia, Busitalia, Italferr e quindi Anas, dispone infatti di una rete infrastrutturale, ferroviaria e stradale, di circa 44mila chilometri. I 2,3 miliardi di veicoli che percorrono annualmente 64,5 miliardi di km sulle strade e autostrade in gestione ad Anas vanno così a sommarsi al traffico gestito dal Gruppo: circa 750 milioni di passeggeri all’anno su ferro (di cui 150 all’estero), 290 milioni su gomma (130 all’estero) e 50 milioni di tonnellate merci.

Per Ferrovie dello Stato Italiane, spiega l’ad delle Fs Renato Mazzoncini – questa è una tappa fondamentale nel percorso di attuazione del proprio Piano industriale 2017-2026. L’integrazione infrastrutturale è – oltre quella fra le diverse modalità di trasporto – uno dei suoi cinque pilastri.

Per Anas, alla cui guida è stato confermato il presidente e ad Gianni Vittorio Armani, l’ingresso nel Gruppo Fs Italiane costituisce un’ulteriore fase del processo di trasformazione già avviato negli ultimi anni. «Anas – spiega il suo ad – sarà, così, in grado di compiere passi decisivi verso quella dimensione di mercato indispensabile per uscire, progressivamente, dal perimetro della Pubblica Amministrazione».

Il conferimento di Anas a FS Italiane, tra le altre cose, permetterà anche di progettare e realizzare strade e ferrovie in modo integrato, riducendo progressivamente gli extra-costi e generando risparmi grazie allo sviluppo coordinato delle opere. Inoltre, consentirà di condividere know-how e tecnologie, anche per lo sviluppo di progetti innovativi come le smart road, da realizzare in Italia e all’estero.

Le Fs prevede si portare al 23% nel 2016 la quota di fatturato realizzato all’estero, passando da 1 a 4,2 miliardi ed individuando come aree prioritarie per l’espansione internazionale Medio Oriente, India e Sud Est Asiatico, Americhe ed Africa.

Il coordinamento fra Rfi e Anas consentirà inoltre di collegare in maniera più efficace ed efficiente i nodi logistici del Paese: porti, aeroporti, stazioni ferroviarie, punti di interscambio modale. Tutto ciò con un minor consumo di territorio, una riduzione delle emissioni di CO2 e una diversa gestione della logistica delle merci. L’integrazione, infatti, partirà già dalla pianificazione degli investimenti e delle opere, definendo i fabbisogni di infrastrutture ferroviarie e stradali secondo un disegno unitario.

Benefici e miglioramenti, con il nuovo assetto industriale, ci saranno anche per la manutenzione e gli standard di qualità e sicurezza della rete stradale. A partire dalla vigilanza della sede stradale e delle opere d’arte che, specie negli oltre 10mila km dove le infrastrutture stradali e ferroviarie corrono in affiancamento, potrà essere effettuata in modo integrato dagli operatori di Rfi ed Anas. Questo consentirà un miglioramento significativo dei servizi di gestione, con riduzione dei tempi di primo intervento e di ripristino.

Integrazioni operative saranno possibili anche per la diagnostica predittiva. In questo caso Rfi e Anas condivideranno i sistemi (laser scanner, droni) di controllo della sicurezza strutturale di ponti e gallerie e di monitoraggio dei fenomeni di dissesto idrogeologico con l’obiettivo di incrementare la sicurezza in esercizio.

E’ stato stimato che la sola gestione integrata delle infrastrutture produrrà in dieci anni risparmi operativi non inferiori a 400 milioni di euro. Ciò sarà possibile grazie alla razionalizzazione dei costi diretti (ad esempio il coordinamento degli interventi manutentivi e la gestione dei rischi idrogeologici e sismici) e indiretti, con riduzione dei costi di gestione e sinergie nelle politiche di manutenzione delle infrastrutture.

Con il polo integrato delle infrastrutture riflessi positivi si avranno anche nella gestione quantitativa e qualitativa delle gare. Nel 2018 Rfi e Italferr prevedono di confermare il trend 2017, che aveva visto passare il valore dei bandi di gara pubblicati dai 3,5 miliardi del 2016 a 7,5 miliardi. Anas, analogamente, nel 2018 passerà da 2 a 3 miliardi di euro. Ciò, assicurano Mazzoncini e Armani, favorirà un sensibile aumento di cantieri aperti e, conseguentemente, ricadute favorevoli per il settore delle costruzioni ed effetti positivi per l’intera economia del Paese.

fonte: LASTAMPA.it

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