“La politica dica no ai voti della mafia”

Ecco gli eterni mali della giustizia, secondo i magistrati che aprono l’Anno giudiziario: la prescrizione che si abbatte su troppi processi, le carenze negli organici, i tempi lunghi dei processi, la devianza minorile, l’allarme terrorismo, la corruzione dilagante, le mafie vecchie e nuove, e poi il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nelle aree colpite dai recenti terremoti.

Da Reggio Calabria il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho ha lanciato un appello a chi è pronto a candidarsi: «Nei confronti della criminalità organizzata la politica deve assumere il medesimo atteggiamento scelto dalla Chiesa, con la scomunica dei mafiosi. Dire cioè a chiare lettere a chi si avvicina per offrire voti e protezione: “Voi siete esclusi dalle nostre scelte”».

Le cerimonie di ieri sono anche un momento di riflessione della magistratura su sé stessa. «La ricerca del consenso sociale – ha detto con parole soppesate il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone – non è il nostro compito né il nostro fine. Il pm deve fare indagini a 360 gradi senza alcun pregiudizio e senza fermarsi alle apparenze, ma sottoponendo tutto a un esame critico».

Mafie, crescono sempre più quelle cinesi e nigeriane
Non c’è solo Mafia Capitale a Roma, su cui peraltro la procura generale ha fatto ricorso in appello. Ironizza il procuratore generale di Roma, Giovani Salvi: «Dunque a Roma la mafia non esiste! La Capitale deve essere risarcita per il suo buon nome infangato!». Dappertutto si moltiplicano organizzazioni mafiose, anche straniere e fuori dagli schemi tradizionali.

È quanto segnala da Firenze il procuratore distrettuale antimafia Giuseppe Creazzo: «La Toscana è terra di conquista per le organizzazioni mafiose, sia quelle classiche sia per le cosiddette nuove mafie». E poi ci sono i cinesi. «Forte di una consolidata presenza sul territorio, sono in grado di esercitare un incisivo controllo sulla propria comunità», sottolinea il procuratore generale di Firenze, Marcello Viola.

Il tema torna a Torino. Denuncia il procuratore generale Francesco Enrico Saluzzo: «La costituzione dei cosiddetti “locali” della ’ndrangheta non ha risparmiato quasi nessuna delle province del Piemonte». A Brescia i clan stranieri crescono di pari passo con l’immigrazione clandestina. E a Palermo hanno scoperto metodi mafiosi in clan nigeriani persino nel quartiere ad alta mafiosità di Ballarò.

Preoccupante aumento di rapine a mano armata tra i minori
È un tragico boom, quello della criminalità minorile. In Campania, ad esempio. «Violenze sconvolgenti che vedono minorenni come protagonisti e come vittime – denuncia Luigi Riello, procuratore generale non costituiscono un’amara sorpresa inflittaci dal destino cinico ma solo l’ultimo di una catena di fatti che concretizzano gravissime ferite al livello di civiltà e di vivibilità». le statistiche parlano di un calo dei reati commessi da minori. Però. «Un anno fa c’erano le stese, sparatorie tra le strade della città. Adesso registriamo rapine con armi perpetrate ai danni di banche, supermercati, uffici postali da parte di minorenni spregiudicati che agiscono spesso a volto scoperto perché incuranti di essere identificati».

A Milano, «pur non ravvisando la drammatica criticità del fenomeno tristemente noto delle “baby gang” dilagante in altre città, vi sono tuttavia situazioni a rischio», dice la presidente della Corte d’Appello di Milano, Ariana Tavassi, che invoca «misure rieducative nei confronti di adolescenti e giovani a rischio di disadattamento perché privi di un adeguato indirizzo nell’ambito familiare». Tra loro, «una parte rilevante è rappresentata da minori stranieri non accompagnati».

Bene i gruppi di lavoro sulle violenze in famiglia
Le donne sotto attacco. I numeri di stalking, stupri, femminicidi, sono spaventosi. Così a Firenze, dove si registrano 17 vittime di sesso femminile: «Un fenomeno – dice il procuratore generale Marcello Viola – di intollerabile drammaticità. Una tendenza assolutamente allarmante, che si assomma a quella più generale che ha visto il reiterarsi di numerose forme di violenza, da quella psicologica e fisica a quella sessuale, dagli atti persecutori dello stalking allo stupro». Così a Bologna, come da relazione di Ignazio De Francisci: «La nostra regione è stata investita nei mesi scorsi da una ondata di violenza veramente impressionante; omicidi, stupri, violenze familiari. Il distretto di Bologna è ai primissimi posti in Italia per questo tipo di reati, francamente un record del quale avremo tutti fatto a meno». Così nella civile Trento: «Sono un aumento i reati di stupro, stalking e traffico di stupefacenti», dice Gloria Servetti, presidente della Corte di Appello.

Sembrano funzionare a Roma i gruppi di lavoro. Ricorda il pg Giovanni Salvi i 4 casi di femminicidio rispetto ai 5 dello scorso anno e «ben sette tentativi, spesso non portati a termine grazie all’intervento tempestivo delle forze dell’ordine».

Corruzione, la società e assuefatta
La corruzione non indietreggia, anzi. E la società mostra segni di assuefazione. A Palermo, il procuratore Francesco Lo Voi lamenta: «La corruzione si diffonde a tutti i livelli, senza che venga avvertita come una delle forme di inquinamento più grave della nostra società. Manca insomma la ripulsa sociale». C’è stato un notevole aumento di procedimenti per corruzione, concussione e malversazione. «Reati – gli fa eco il pg Roberto Scarpinato – che chiamano in causa non solo i soggetti tipici della delinquenza professionale, ma coloro che sono i colletti bianchi, appartenenti ai piani alti della piramide sociale. È il quadro di un collasso etico e di una deriva criminale di segmenti significativi della classe dirigente».

Ma anche a Firenze sono aumentate le iscrizioni per delitti contro la pubblica amministrazione. «Il dato appare tuttavia fin troppo modesto di fonte alla gravità e alla diffusione del fenomeno, come comunemente percepito», sostiene il procuratore generale Marcello Viola. E dice il pg di Roma, Giovanni Salvi, a margine della vicenda Consip: «Si evidenzia un sistema di partecipazione alle gare pubbliche che ne prevede la sistematica turbativa, attraverso accordi tra grandi imprese».

fonte: LASTAMPA.it

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