La psicosi e la rappresentazione // Giuseppe Martini

L’autore unisce le tre grandi passioni della sua vita -la psicoanalisi, la psichiatria e l’ermeneutica- in un grande viaggio intellettuale e terapeutico attorno all’essenza della mente umana e delle sue debolezze.

L’essere umano conserva sempre un aspetto non rappresentabile e non comunicabile che permette, quindi, l’incontro estremo tra il terapeuta e il paziente psicotico (ma ha veramente senso usare l’etichetta psicosi di fronte a un disturbo personale ed unico?). Il dialogo, proprio perché destinato per sempre a separare i due, permette il ricongiungimento nell’incomunicabilità finale di ogni esistenza.

Lo scopo del terapeuta dovrà, dunque, essere necessariamente quello di portare rappresentazione dove questa è indistinto e caos; proprio a questo scopo nel testo sono inserite delle storie di vita di soggetti con disturbi psichici, per permettere tramite il racconto il venir fuori della storia di ogni individuo.

L’approccio al disturbo mentale diventa allora un tentativo di portare forma in un caos informe e che non potrà mai diventare ordinato, pur continuando a tendere verso la forma che essenzialmente nega e proprio su questo delicatissimo equilibrio si sorregge il rapporto tra terapeuta e paziente psicotico, in un continuo equilibrio proteso verso una fine che non può arrivare.

Gabriele Germani

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