“Mafia Capitale”, i pm di Roma chiedono la confisca dei beni per 150 milioni di euro

Una confisca beni da 150 milioni di euro e una sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno nel Comune di Roma per alcuni tra i più «illustri» indagati di «Mafia Capitale». Queste sono solamente alcune delle richieste che la procura Capitolina ha avanzato alla sezione del tribunale che si occupa delle misure di prevenzione nei confronti, tra gli altri, dell’ex estremista di destra Massimo Carminati e dell’ex ’ras’ delle cooperative, Salvatore Buzzi. Sulle richieste dei pm il tribunale si pronuncerà il mese prossimo.

LA SORVEGLIANZA SPECIALE E GLI OBBLIGHI DI DIMORA
Una sorveglianza speciale con obbligo di dimora nel Comune di Roma è stata chiesta – dal procuratore Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Giuseppe Cascini e dal pm Luca Tescaroli – nei confronti dell’ex estremista di destra Massimo Carminati per la durata di 4 anni, del suo braccio destro Riccardo Brugia, e di Buzzi per 3 anni e 8 mesi; e degli imprenditori Cristiano Guarnera, Agostino Gaglianone, Giuseppe Letto per 3 anni; e poi per due anni l’ex ad dell’Ente Eur Riccardo Mancini.

LE CONFISCHE DI BENI
Nei confronti degli stessi soggetti la procura ha anche chiesto la confisca di beni, al momento sotto sequestro, per un valore stimato di oltre 150 milioni di euro tra opere d’arte, conti correnti, libretti di deposito, immobili, quote societarie, auto e motoveicoli, fabbricati, terreni, magazzini e depositi.

LA SENTENZA DI PRIMO GRADO
Sebbene in primo grado non siano state riconosciute l’associazione per delinquere di stampo mafioso e l’aggravante del metodo mafioso, il tribunale infliggendo pene pesantissime a molti di loro (20 anni a Carminati, 19 anni a Buzzi, 11 anni a Brugia, 9 anni a Calvio, 8 anni a Lacopo, 6 anni e mezzo a Gaglianone e 4 anni a Ietto e Guarnera) ha ritenuto sussistente «una pericolosità generica di rilevantissimo spessore, avuto riguardo alla temibilità del sodalizio criminale del quale gli stessi, sospettati di vivere abitualmente con i proventi di attivita’ delittuose, sono stati ritenuti partecipi». A chiudere la lista c’é Riccardo Mancini, inizialmente indagato in Mafia Capitale e poi uscito di scena ma condannato in primo grado a due anni di reclusione (pena poi confermata in appello) per la tentata estorsione ai danni del manager Alessandro Filabozzi, presidente del Consorzio CCC, nell’ambito della vicenda della Breda Menarini Bus.

fonte: LASTAMPA.it

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