Senegalese ucciso a Firenze, ancora proteste in strada. Spinte al sindaco Nardella, lui se ne va

È tornata la calma a Firenze, al presidio sul Ponte Vespucci, dove martedì Idy Diene, 54 anni, è stato ucciso. Polizia e carabinieri hanno respinto i tentativi dei circa 300 manifestanti, per lo più connazionali della vittima, di sfilare in corteo verso il Ponte Vecchio. Al tentativo di sfondamento, messo in atto anche da giovani dei centri sociali, le forze dell’ordine si sono opposte con gli scudi e fronteggiandoli con spinte, evitando di colpire con gli sfollagente. Il sindaco di Firenze Dario Nardella ha dovuto subito abbandonare il presidio dove era stato invitato dalla stessa associazione dei senegalesi che ha promosso la manifestazione. In molti, anche italiani, lo hanno insultato e hanno cominciato a spingere lui e la delegazione del Comune fuori dall’assembramento.: «La storia di Firenze è la storia del dialogo ha detto andandosene – la città capisce la rabbia per la morte di un uomo ma non accetta la violenza».

Il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, ha escluso che si sia trattato si un omicidio a fini razzisti «Il profilo personale dell’uomo non è collegabile a questo» ha detto al termine dell’interrogatorio di Roberto Pirrone, 65enne che martedì ha sparato contro Diene. «Non sono emersi suoi legami con gruppi politici – ha aggiunto Creazzo – tanto meno di destra o razzisti. Era un collezionista di armi e in casa sono stati trovati anche alcuni cimeli dell’ex Unione Sovietica». L’uomo voleva suicidarsi, ha confermato il procuratore, ma una volta uscito di casa non avrebbe trovato il coraggio di togliersi la vita, e avrebbe deciso di sparare a una persona a caso, per finire in carcere e non gravare più sulla sua famiglia. Sempre in base a quanto appreso, per primi avrebbe incontrato una madre con dei bimbi piccoli, e non se la sarebbe sentita estrarre l’arma e premere il grilletto. Poi, quando si è trovato di fronte l’ambulante senegalese, ha sparato diversi colpi ferendolo a morte. Uno dei proiettili, probabilmente quello risultato fatale, ha colpito la vittima alla testa, un altro al torace, mentre altri non sarebbero andati a segno.

«Non ce la faccio più» ha scritto in un biglietto lasciato alla figlia poco prima di uscire di casa armato di una Beretta Px4 semiautomatica, regolarmente detenuta, dopo aver discusso con la moglie. Nel biglietto Pirrone spiega di aver finito i soldi disponibili in tutte le carte di credito, e indica alcune istruzioni per alcune operazioni bancarie, come quella di ritirare il denaro della pensione sua e della moglie dal conto ogni mese, per evitare che i creditori possano entrarne in possesso. Negli stessi minuti in cui Pirrone faceva fuoco contro Diene, la giovane figlia stava chiamando il 113 dicendo che il padre era uscito in strada armato. «Temo per l’incolumità di mio padre, ha con sé delle armi», ha detto la giovane al telefono con la centrale della questura.

Fiori di colore acceso, arancio, rosso, giallo sono stati deposti sulla spalletta del ponte Vespucci Accanto ai fiori anche dei piccoli cartelli. Su uno c’è scritto «La pazzia e la disperazione umana non hanno limiti. Ci mancherai tanto. Mi raccomando…vendi tutto anche lassù». Sotto un cero un foglio con la scritta «Su questo ponte è stato ucciso un uomo». Tanta è la disperazione suscitata da questo omicidio tra i senegalesi a Firenze. All’inizio del presidio le forze dell’ordine hanno fatto intervenire un’ambulanza per soccorrere un immigrato che ha cominciato a colpire più volte con la testa un palo di un semaforo, ferendosi.

Ieri un corteo improvvisato di connazionali della vittima è sfilato per le vie del centro di Firenze per chiedere chiarezza sul movente dell’omicidio. Durante la protesta ci sono stati momenti di tensione e danneggiamenti.

fonte: LASTAMPA.it

  • 3
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    3
    Shares

© 2012-2018 virgoletteblog.it ideato da Filippo Piccini sito web realizzato da Riccardo Spadaro

Log in with your credentials

Forgot your details?