Kim scrive a Trump: “Incontriamoci”. E lui accetta. Lo storico vertice è previsto entro maggio

La crisi nella penisola coreana sembra essere a un punto di svolta. Dopo mesi segnati dalla tensione e dagli insulti reciproci, a maggio potrebbe esserci un incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un. L’inquilino della Casa Bianca ha accettato la proposta di un vertice con il leader nord-coreano, avanzata da Kim attraverso Chung Eui-yong, consigliere per la sicurezza nazionale di Seul. Il luogo e la data dello storico incontro non sono ancora stati fissati, ma se non ci saranno nuovi colpi di scena, sarebbe il primo vertice tra un presidente degli Stati Uniti e un leader della Corea del Nord.

Ad annunciare la disponibilità di Donald Trump a incontrare Kim Jong-un è stato Chung Eui-yong, subito dopo l’incontro alla Casa Bianca con il presidente degli Stati Uniti, il vice-presidente Mike Pence, il Segretario alla Difesa Jim Mattis e il consigliere per la sicurezza nazionale, il generale McMaster. Chung è volato a Washington dopo aver guidato all’inizio della settimana una delegazione della Corea del Sud a Pyongyang. Lunedì scorso, nella capitale nord-coreana, la delegazione di Seul era stata ricevuta dal leader nord-coreano nel quartier generale del Partito dei Lavoratori di Corea e Kim aveva offerto alla delegazione una cena durata oltre quattro ore. Rientrato a Seul, Chung aveva reso pubblica la disponibilità di Kim Jong-un a mettere in discussione il programma nucleare e missilistico, ad aprire al dialogo diretto con gli Stati Uniti, a congelare le provocazioni militari, oltre che a incontrare il presidente sud-coreano Moon Jae-in per il terzo vertice inter-coreano.

Dopo i summit a Pyongyang del 2000 e del 2007, Kim Jong-un e Moon Jae-in si vedranno alla fine di aprile a Panmunjon, il cosiddetto villaggio della tregua a sud del 38esimo parallelo. Sebbene il presidente degli Stati Uniti abbia subito accettato l’invito del leader nord-coreano, la Casa Bianca ha precisato che la strategia della «massima pressione» su Pyongyang e le sanzioni economiche contro il regime rimarranno in vigore fino al raggiungimento di un accordo sulla denuclearizzazione. «Non un semplice congelamento», ha precisato Donald Trump attraverso Twitter.

Il vero artefice di questa svolta diplomatica è il presidente sud-corano Moon Jae-in che in continuità con le amministrazioni liberal-democratiche di Seul ha mantenuto in questi mesi la politica della mano tesa a Pyongyang e che ha detto che l’incontro tra Kim e Trump «sarà ricordato come una pietra miliare per il raggiungimento della pace nella penisola coreana». L’amministrazione americana è convinta che la disponibilità mostrata da Kim Jong-un nel mettere in discussione il proprio programma nucleare e missilistico, rappresenti una vittoria della strategia delle sanzioni e della «massima pressione» adottata dalla Casa Bianca nell’ultimo anno.

Gli analisti si interrogano su cosa abbia spinto Kim Jong-un a questa recente apertura. Anche il leader nord-coreano – segnalano gli osservatori – può presentarsi come un vincitore: dopo aver rivendicato a novembre di aver completato il proprio programma nucleare e missilistico, può ora sedersi al tavolo dei negoziati con Donald Trump in una posizione di parità, riuscendo a ottenere dall’America una legittimazione per il regime senza precedenti. Finora la visita di più alto livello di un membro dell’amministrazione americana in Corea del Nord è stata l’incontro del 2000 tra Kim Jong-il, padre dell’attuale leader nord-coreano, con Madelein Albrigt, all’epoca segretario di Stato americano. Davanti agli sviluppi nella penisola delle ultime settimane la Cina è stata sorprendentemente silenziosa, anche se oggi il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino ha salutato come un «segnale positivo» gli sviluppi tra Stati Unti e Corea del Nord. Anche il capo della diplomazia di Mosca, Sergei Lavrov, ha definito gli ultimi sviluppi come «un passo nella giusta direzione». Maggiore cautela è stata espressa dal Giappone. Il primo ministro, Shinzo Abe, ha detto che Tokyo «manterrà la massima pressione su Pyongyang fino a quando la Corea del Nord farà passi concreti verso la denuclearizzazione».

fonte: LASTAMPA.it

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