La Cina abolisce il limite ai mandati presidenziali

La Cina cambia la Costituzione e abolisce il limite dei due mandati presidenziali, spianando la strada a una presidenza potenzialmente a vita dell’attuale capo dello Stato Xi Jinping. La misura è valida anche per il vice presidente. La proposta era stata avanzata a febbraio dal comitato centrale del Partito comunista cinese (Pcc), una sorta di Parlamento del Pcc. E senza sorpresa l’Assemblea nazionale del popolo, cioè il Parlamento cinese, ha dato oggi il suo via libera plebiscitario con voto segreto, cancellando dalla costituzione la regola secondo cui un presidente “non può esercitare più di due mandati consecutivi” di cinque anni. I voti a favore 2.958, due i contrari e tre gli astenuti; per l’approvazione era richiesta la maggioranza dei due terzi.

Con l’applauso scoppiato sotto gli ori del Palazzo del popolo per accogliere il risultato si apre un’era in cui Xi Jinping avrà mani libere per imporre a lungo termine la sua visione di superpotenza sempre più sottoposta al Partito comunista. Xi, 64 anni, presidente della Repubblica popolare dal 2013, potrà mantenere l’incarico oltre la scadenza prevista del 2023, che finora era la scadenza massima.

L’emendamento inoltre, sempre accogliendo una proposta del Pcc, ha incluso “il pensiero di Xi Jinping” nella Costituzione del Paese. Già a ottobre scorso, nel XIX congresso quinquennale del Pcc, Xi aveva già ottenuto di vedere il suo ’Pensiero sul socialismo alla cinese della nuova era’ incluso nella carta del Partito, un onore riservato finora da vivi soltanto a Mao Zedong. In quell’occasione Xi Jinping aveva promesso ai compatrioti l’avvio di una ’Nuova era’ che sarebbe culminata nel 2050, con una Cina prospera, moderna e rispettata sulla scena internazionale, ma con il Partito comunista sempre al comando.

Dal suo arrivo alla guida del partito alla fine del 2012, seguito poi dall’arrivo alla presidenza nel 2013, Xi ha concentrato i poteri nelle sue mani come nessun dirigente cinese aveva fatto finora da un quarto di secolo. Si è impegnato in una lotta contro la corruzione che ha visto sanzionare oltre un milione di funzionari, il che però secondo alcuni è un modo del presidente per sbarazzarsi dell’opposizione interna. Al potere si è accompagnato un ritorno del quasi-culto della personalità intorno al presidente, onnipresente sui media. Xi, promotore di quello che definisce “il grande rinascimento della nazione cinese”, prova a incarnare agli occhi dell’Occidente la risposta di una superpotenza moderna, che intende dare entro il 2050 appunto. Ma senza concessioni alle libertà individuali.

Il limite dei due mandati era stato introdotto nella Costituzione del 1982 dall’uomo forte dell’epoca, Deng Xiaoping, per evitare un ritorno al regime dittatoriale dell’era di Mao Zedong (1949-1976). “Quarantadue anni più tardi, nell’era di internet e della globalizzazione, un nuovo Grande leader, un nuovo tiranno alla Mao si leva sulla Cina”, denuncia il dissidente Hu Jia, raggiunto telefonicamente da Afp nel sud del Paese, dove le autorità lo hanno portato per “vacanze forzate” durante la sessione dell’Assemblea nazionale del popolo, che si è aperta il 5 marzo scorso. “Questa presunta assemblea popolare non ha niente a che vedere con la volontà del popolo”, sottolinea, evidenziando che i due voti contrari “entreranno nella storia”.

fonte: LASTAMPA.it

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