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Il Papa celebra la Pasqua: “Stop allo sterminio in Siria”

Fermare «immediatamente» lo «sterminio in corso in Siria». Lo chiede Papa Francesco nel messaggio pasquale Urbi et Orbi (alla città di Roma e al mondo). Il Pontefice, affacciatosi a mezzogiorno alla loggia centrale della Basilica di San Pietro, ha ricordato l’evento della Pasqua: «Proprio questo è accaduto: Gesù, il chicco di grano seminato da Dio nei solchi della terra, è morto ucciso dal peccato del mondo, è rimasto due giorni nel sepolcro; ma in quella sua morte era contenuta tutta la potenza dell’amore di Dio, che si è sprigionata e si è manifestata il terzo giorno, quello che oggi celebriamo».

«Noi cristiani – ha aggiunto – crediamo e sappiamo che la risurrezione di Cristo è la vera speranza del mondo, quella che non delude. È la forza del chicco di grano, quella dell’amore che si abbassa e si dona fino alla fine, e che davvero rinnova il mondo. Questa forza porta frutto anche oggi nei solchi della nostra storia, segnata da tante ingiustizie e violenze. Porta frutti di speranza e di dignità dove ci sono miseria ed esclusione, dove c’è fame e manca il lavoro, in mezzo ai profughi e ai rifugiati – tante volte respinti dall’attuale cultura dello scarto –, alle vittime del narcotraffico, della tratta di persone e delle schiavitù dei nostri tempi».

Il Papa ha domandato pace per il mondo intero, a cominciare dalla Siria, «la cui popolazione è stremata da una guerra che non vede fine. In questa Pasqua, la luce di Cristo Risorto illumini le coscienze di tutti i responsabili politici e militari, affinché si ponga termine immediatamente allo sterminio in corso, si rispetti il diritto umanitario e si provveda ad agevolare l’accesso agli aiuti», assicurando «condizioni adeguate per il ritorno» degli sfollati.

Frutti di riconciliazione Francesco ha chiesto per la Terra Santa, «anche in questi giorni ferita da conflitti aperti che non risparmiano gli inermi», ha detto riferendosi ai manifestanti palestinesi uccisi a Gaza, «per lo Yemen e per tutto il Medio Oriente, affinché il dialogo e il rispetto reciproco prevalgano sulle divisioni e sulla violenza». Il Papa ha auspicato che i cristiani, i quali «non di rado subiscono soprusi e persecuzioni», essere testimoni della «vittoria del bene sul male».

Bergoglio ha quindi supplicato «frutti di speranza» per le regioni africane «travagliate dalla fame, da conflitti endemici e dal terrorismo. La pace del Risorto risani le ferite nel Sud Sudan: apra i cuori al dialogo e alla comprensione reciproca. Non dimentichiamo le vittime di quel conflitto, soprattutto i bambini! Non manchi la solidarietà per le molte persone costrette ad abbandonare le proprie terre e private del minimo necessario per vivere».

Francesco ha implorato «frutti di dialogo» per la penisola coreana, auspicando che i colloqui in corso «promuovano l’armonia e la pacificazione della regione», e chiedendo ai responsabili di agire «con saggezza e discernimento per promuovere il bene del popolo coreano e costruire rapporti di fiducia in seno alla comunità internazionale».

Frutti di pace il Papa ha chiesto per l’Ucraina, perché vi siano «passi in favore della concordia e siano facilitate le iniziative umanitarie di cui la popolazione necessita». Frutti di consolazione Francesco ha supplicato «per il popolo venezuelano», perché possa «trovare la via giusta, pacifica e umana per uscire al più presto dalla crisi politica e umanitaria che lo attanaglia, e non manchino accoglienza e assistenza a quanti tra i suoi figli sono costretti ad abbandonare la loro patria».

Un pensiero Bergoglio l’ha rivolto ai bambini che, «a causa delle guerre e della fame, crescono senza speranza, privi di educazione e di assistenza sanitaria; e anche per gli anziani scartati dalla cultura egoistica, che mette da parte chi non è “produttivo”». Infine, Francesco ha invocato «frutti di saggezza per coloro che in tutto il mondo hanno responsabilità politiche, perché rispettino sempre la dignità umana, si adoperino con dedizione a servizio del bene comune e assicurino sviluppo e sicurezza ai propri cittadini».

Dopo la benedizione ha augurato conforto per le famiglie, «specialmente agli anziani che sono la preziosa memoria della società, e ai giovani che rappresentano il futuro della Chiesa e dell’umanità».

fonte: LASTAMPA.it

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