Cargo // Ramke, Howling

Possono sette minuti incidere la pelle, farsi largo nella carne e raggiungere l’anima? Sì, è possibile, per fortuna.

Per questa settimana ho quindi deciso di stravolgere un poco la rubrica di cinema presentandovi un cortometraggio, “Cargo”.

In appena sette minuti, i registi australiani Yolanda Ramke e Ben Howling, ci mostrano l’umanità dove non dovrebbe più esistere.

Un uomo si risveglia in una macchina, probabilmente dopo un incidente. Al suo fianco la moglie, tenuta ferma dalla cintura di sicurezza, ma trasformata in zombie da un qualche virus. L’uomo si accorge di essere stato morso. Ma non è questa scoperta a sconvolgerlo. Ciò che gli spezza letteralmente il cuore è sapere di essere ad un passo dal trasformarsi e diventare l’assassino della sua bambina poco più che neonata. L’amore per la sua piccola, impossibile da fermare, lo porta a spingersi verso una soluzione rischiosa ma che potrebbe salvarle la vita.

Il “Cargo” è una dolcissima bambina bionda, è la vita stessa, è l’amore e l’umanità che ci rende così unici.

Gli zombie sono spesso il pretesto spicciolo per veicolare pellicole banali, dove si predilige l’action movie. In questo caso invece sono l’ultima spiaggia dove non vorremmo approdare, la fase terminale della nostra umanità.

“Cargo” non ha dialoghi ma si appella ad una potente forma d’espressione più silenziosa, l’empatia. Cammineremo al fianco di questo padre che lentamente perde la sua essenza umana, ma che continua a trascinarsi per portare in salvo la speranza sulle sue spalle.

“Cargo” è un piccolo gioiello che ora potrebbe trasformarsi in un lungometraggio interpretato da Martin Freeman (Bilbo Beggins), e che vedremo quasi sicuramente approdare su Netflix.

In attesa di vedere, e speriamo non storpiare, “Cargo” in versione film vi consiglio di recuperarlo nella sua forma originale.

Vi scapperà una lacrima guardandolo, ma non asciugatela perché è parte della vostra preziosa umanità.

Buona Visione

Serena Aronica

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