Nigeria: il “gigante africano” vittima del fondamentalismo islamico

Quando si parla di Africa si ha spesso la sensazione di ascoltare storie che riguardano mondi lontani, che poco hanno a che fare con il nostro vivere quotidiano. Queste vicende diventano reali solo nel momento in cui si conoscono i nomi e i volti delle persone che le hanno vissute ed è per questo che oggi voglio raccontarvi la storia di uno di loro, per far sì che il mio racconto non rimanga qualcosa di astratto ma sia la descrizione di un fatto concreto.

Il protagonista è K., da quasi due anni mio vicino di casa. La sua storia è uguale a quella di milioni di persone che durante l’ultimo decennio hanno lasciato il proprio paese per arrivare in Europa. Un’intera popolazione migrante che attraversa giornalmente il Mediterraneo in cerca di una nuova vita. K. è uno dei tanti. Potrebbe essere uno di quei visi esausti ma sorridenti che avete visto innumerevoli volte al telegiornale. Immagini che non provocano in noi alcuna reazione, perché il nostro animo se n’è ormai assuefatto, tanto da non provare più pietà.

Immaginate allora di conoscere personalmente uno di quei volti, di conoscere la sua storia, la sua famiglia, la sua casa e vedrete allora che forse quelle immagini toccheranno la vostra sensibilità, ormai sepolta sotto strati di propaganda elettorale anti-immigrazione.

K. viene dalla Nigeria, precisamente da Anambra State[1]. Lì si è realizzato come uomo e come marito: é sposato felicemente con una donna che adora e che gli ha regalato 3 splenditi bambini. Ha un lavoro che lo soddisfa, un negozio di abbigliamento nel centro città che ha costruito con sudore e con impegno, e una bella casa.

K. è soddisfatto della sua vita e ama profondamente il suo paese. Non avrebbe mai immaginato di dover lasciare tutto e di trasferirsi in un paesino dell’Italia centrale.

Purtroppo però K. è cristiano e nell’odierna Nigeria questo particolare, che appartiene alla sfera privata di ciascun essere umano, potrebbe rivelarsi un problema e distruggere tutto ciò che K. si è creato nel corso degli anni.

La Nigeria, terra evangelizzata dai missionari irlandesi cent’anni fa, per secoli punto di scambio tra il Sahara e il Golfo di Guinea, dove la pacifica convivenza tra religioni diverse era un fatto normale, è attualmente il tragico palcoscenico di una violenza feroce che mira a dividere e imporre un odio che non c’era. Alla radice delle continue e violente tensioni del “gigante africano”[2] ci sono essenzialmente due ragioni fondamentali.

La prima di natura economica, ovvero l’eterna contrapposizione sociale tra l’estesa e perdurante povertà di decine di milioni di nigeriani e l’enorme ricchezza delle sue riserve di petrolio e gas. Pur essendo la Nigeria il primo produttore di petrolio del continente africano e l’ottavo al mondo (2,53 milioni di barili al giorno), il 60% dei suoi abitanti vive al di sotto della soglia di povertà, l’aspettativa di vita è di 47 anni, oltre un terzo della popolazione è analfabeta, il 42% non ha accesso all’acqua potabile e la mortalità infantile sotto i 5 anni è circa del 9%[3]. La “battaglia” per il petrolio, seppure messa in secondo piano dall’escalation terroristica, si continua a combattere, su diversi fronti: uno è quello del contrabbando, che fa “perdere” al Paese miliardi di dollari l’anno. Secondo dati forniti dal Governo di Abuja, circa 150mila barili di greggio al giorno vengono sottratti illegalmente. Secondo il consigliere alla presidenza Patrick Dele Cole, tuttavia, solo il 10% del petrolio rubato viene raffinato e consumato localmente, tutto il resto è venduto sui mercati internazionali.

La seconda ragione alla base del conflitto è di natura etnico-religiosa: il fenomeno, piuttosto recente, dell’estremismo islamico antioccidentale rappresentato da Boko Haram, trova la sua linfa nell’iniqua realtà sociale del Paese e nella difficile convivenza di una miriade di etnie differenti.

La composizione politico-federale del paese è il risultato dell’eredità colonialista inglese. Esso è composto da 36 Stati in cui vi abitano 250 etnie differenti, con tre gruppi dominanti: gli Hausa-Fulani in tutta la parte settentrionale, gli Yoruba nel Sud-Ovest, gli Ibo nel Sud-Est. L’estrema eterogeneità di culture, economie, storia, lingue, realtà climatico-ambientali, religioni (il Nord è islamizzato, il Sud è cristiano-animista) rende difficile la crescita di un forte senso di identità nazionale. La sua storia post coloniale (l’indipendenza è del 1960) è costellata di tensioni e scontri etnici, e addirittura di una guerra di secessione, quella del Biafra, che comportò anche la prima grande crisi umanitaria per la quale si mobilitò l’Occidente, verso la fine degli anni ‘60.

In questo scenario, nasce nel 2002 un gruppo di matrice islamica, il cui nome ufficiale in arabo è “Popolo impegnato a diffondere gli insegnamenti del profeta al jihad”, si guadagna il soprannome di Boko haram[4] dopo essersi fatto conoscere per la sua opposizione all’istruzione di tipo occidentale. Questo gruppo si pone come obiettivi fondamentali: eliminare la presenza cristiana in Nigeria, rovesciare il governo federale e creare un Califfato Islamico. Da poco il gruppo si è affiliato all’ISIS, creando non poche divisione all’interno per la lotta della supremazia del gruppo.

Negli ultimi quattro anni, il movimento ha cominciato a prendere di mira i cristiani, colpendo con bombe e kamikaze le chiese durante le messe domenicali. Tra le stragi più terribili quella nelle basiliche di Abuja il giorno di Natale del 2011. Lo scopo degli islamisti non è solo quello della pulizia etnica anti-cristiana ma di spingere il Paese ad una generalizzata guerra interreligiosa e così al tracollo. Boko Haram ritiene infatti che lo Stato nigeriano sia governato da non credenti e tutto ciò che ha a che vedere con una parvenza di democrazia, per i seguaci dello sceicco Mohammed Yusuf[5] è “haram”, proibito.

I musulmani devono abbracciare il credo del fanatismo, altrimenti diventano bersaglio della setta che non accetta moderazione e i cristiani se ne devono andare, o convertirsi anche se vivono qui da generazioni in pace con la stragrande maggioranza dei musulmani. Tutto questo è ciò che è nel mirino degli integralisti, tutto questo deve scomparire: chi non si piega viene ucciso o vive nel terrore di poter essere lui il prossimo a lasciarci la pelle.

In questa situazione di continua e reale minaccia, K. ha deciso di abbandonare il frutto del sua lavoro. Ha chiuso con rammarico il suo negozio, ha abbandonato la sua bella casa, ha preso la strada del deserto e ha messo sua moglie e i suoi bambini su un gommone, con la speranza di trovare una terra accogliente dove far crescere in pace i propri figli e regalar loro un futuro degno di essere vissuto.

 

Maria Giovanna Bono

[1] Anambra State è uno dei 36 stati della Nigeria, situato nel centro-sud della Nigeria con capitale Awka.

[2] La Nigeria è considerata uno dei giganti africani, insieme al Sud Africa, non tanto per la sua forza economica, quanto per la concentrazione di popolazione – poco più di 175milioni di abitanti in un territorio relativamente piccolo (quasi tre volte l’Italia) – e per le sue riserve di greggio, per le quali si colloca all’ottavo posto fra i produttori mondiali, e si contende il primato africano con l’Angola.

[3] Scheda Paese “Peace Reporter”: http://it.peacereporter.net/mappamondo/paese/28

[4] Boko haram, traduzione “l’educazione occidentale è proibita”.

[5] Mohammed Yusuf, fondatore di Boko Haram, fu un predicatore nigeriano, nato nel 1970 e morto nel luglio del 2009 in seguito a scontri con le truppe regolari nigeriane. Fonte: Global Jihad: http://www.globaljihad.net/view_page.asp?id=2005

  • 42
  • 2
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    45
    Shares

© 2012-2018 virgoletteblog.it ideato da Filippo Piccini sito web realizzato da Riccardo Spadaro

Log in with your credentials

Forgot your details?