Yugoland, in viaggio per i Balcani // Ragona, Gamberini

Il libro racconta un’Europa altra. Sono gli autori stessi i primi a parlare di un’Europa fatta di guerre e minoranze, di rivoluzioni e di un socialismo libertario e autogestito.

Il testo, a metà tra un’insolita guida e un libello politico-culturale, ricostruisce la storia e la geografia umana e culturale di un paese che non c’è più: la Jugoslavia. Un’utopia federalista e autogestionaria, per alcuni che oggi ne vivono la nostalgia (la Jugonostalgia) e un grande insieme culturale e politico, con una propria azione autonoma, nel duro periodo della Guerra Fredda, per altri (la Jugosfera).

Si passa dal testo scritto al fumetto, dal disegno alla cartolina, per finire nel diario di viaggio, si parla con tutti, scadendo talvolta nel kitsch (e come non si potrebbe nei ribollenti Balcani?). Un aneddoto per tutti: da qualche parte in Voivodina – una regione nel nord della Serbia a maggioranza ungherese – è presente una statua di Rocky, non si riesce a capire bene se per attirare turisti o se per elogiare la storia dell’uomo della strada che si è fatta da solo.

Un libro nostalgico, che forse dimentica qualche aspetto per nulla libertario del regime di Tito, ma il tempo edulcora tutto e forse ripensando al successivo periodo della guerre civili, gli anni dell’autogestione devono sembrare un paradiso socialista.

Strana storia quella di un paese eretico, socialista, ma contro l’URSS, libertario ma non capitalista, con un tenore di vita più alto degli altri paesi dell’Est Europa, ma distrutto negli anni ’90 da una serie di terribili e sconvolgenti guerre intestine (e non solo…).

In previsione dell’estate: leggetelo e poi partite per quella miriade di repubbliche nate dal disfacimento di questo gigante.

Gabriele Germani

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