Bangladesh: il dramma dei bambini abbandonati

Qualche giorno fa, mentre guardavo la TV, tra la pubblicità di uno shampoo e di un detersivo, mi è capitato di vedere un video promozionale di Save the Children. Alcuni di voi avranno sicuramente notato che questa ONG utilizza un tipo di comunicazione per così dire “aggressiva”, per niente “politicamente corretta”, ma a mio avviso efficace per lo scopo perseguito. Il video in questione affrontava un argomento a me sconosciuto: la situazione dei minori in Bangladesh. [1]

Avevo sentito parlare del Bangladesh come di un paese povero, dove le grandi aziende internazionali del mercato della moda sfruttano la manodopera locale per una produzione artigianale a basso costo. Al contrario non avevo mai sentito parlare della questione minorile. Questa piaga sociale è il risultato di un  veloce processo di urbanizzazione, che da una parte ha certamente rafforzato lo sviluppo del Paese, ma che è andato di pari passo con la crescita degli slum, quartieri urbani di abitazioni sordide e malsane, privi di adeguati servizi igienici e sociali e con un elevato livello di povertà. In queste zone il lavoro minorile è semplicemente la norma.

Dopo aver visto il video in questione, ho deciso di spegnere la televisione ed accendere il computer per cercare maggiori informazioni sull’argomento ed ho trovato un interessante Rapporto dell’Unicef risalente al 2014[2] che descrive la situazione dei minori in Bangladesh come uno dei problemi sociale più gravi del Paese. Si pensi che in Bangladesh vivono  circa 56 milioni di bambini, molti dei quali sono impossibilitati a frequentare la scuola, perché devono lavorare per contribuire al reddito familiare. Inoltre,  più di un terzo dei bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni non frequenta le scuole, e di questi una metà (cioè il 15% del totale) lavora a tempo pieno, mentre l’altra metà non studia né lavora. Per quanto riguarda invece  la forbice d’età  dagli 11 ai 14 anni, le proporzioni del lavoro minorile sono pari al 30%.[3] Per trovare condizioni simili in Europa dobbiamo tornare indietro di secoli, quando l’istruzione era considerata una sottrazione di forza lavoro necessaria per il sostentamento delle famiglie.

Negli slums di Dhaka, Bandgladesh: due terzi delle bambine lavorano del settore tessile. Fonte: https://www.odi.org/publications/10654-child-labour-and-education-survey-slum-settlements-dhaka

Il lavoro minorile non è purtroppo l’unico problema che riguarda i bambini bangladesi. Molti di loro vivono per strada, non hanno una casa o una famiglia che si occupi di loro. Queste condizioni di estrema fragilità li espone ad un altro rischio: la tratta degli essere umani. Tanti bambini in Bangladesh sono abbandonati dai propri genitori , molto spesso a causa dell’estrema miseria in cui versano le famiglie che non riescono a far fronte a tutte le bocche da sfamare, e finiscono per essere preda dei trafficanti di esseri umani e dello sfruttamento sessuale. I pochi dati presenti riportano che la maggior parte delle bambine scomparse a Dhaka, ed in tutto il Bangladesh, vengono portate nei Paesi limitrofi e vendute come schiave del sesso  all’interno di bordelli, entrando così nel circuito del “turismo sessuale”, altra piaga che affligge i paesi del sud-est asiatico.

Questa situazione è resa ancora più difficile dall’assoluta mancanza di dati certi sui bambini scomparsi e dallo scarso coordinamento tra istituzioni e associazioni di volontariato che operano nel Paese.
Il Governo del Bangladesh negli ultimi anni ha compiuto qualche progresso, come l’istituzione nel 2010 di un numero verde per combattere il traffico di minori, in collaborazione con Unicef e Dhaka City Corporation, ma purtroppo il Paese non esaudisce appieno gli standard minimi per l’eliminazione del traffico di essere umani. [4]. Il problema è ancora scarsamente conosciuto dall’opinione pubblica nazionale e nel frattempo, ogni anno, migliaia di bambini continuano a scomparire nel nulla.

Maria Giovanna Bono

[1] Video Save the Children https://www.facebook.com/savethechildrenitalia/videos/10216193710060586/?hc_ref=ARQvBH2xVgfxOUynkZ5njplDW4RYnEExQBnivmqkz9FPieueKtJeFsybXL8b

[2]  Rapporto UNICEF consultabile al seguente link: http://www.unicef.it/Allegati/Report_Banglasdeh_2014%20.pdf

[3]  Dossier “Child labour and education: a survey of slum settlements in Dhaka” pubblicato dall’Overseas Development Institute (ODI), consultabile al seguente link:  https://www.odi.org/publications/10654-child-labour-and-education-survey-slum-settlements-dhaka

[4] Negli ultimi 25 anni la comunità internazionale, invece, ha compiuto notevoli passi in avanti in questo senso, a partire dalla Convenzione sui diritti del fanciullo dell’Onu del 1989 e la successiva risoluzione promossa dalle Nazioni Unite (n° 74/1992) “Programma d’azione per la prevenzione della vendita di bambini, della prostituzione infantile e della pornografia concernente i minori”.

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