Trump e Kim fanno la storia con una stretta di mano, verso la “completa denuclearizzazione”

Lo storico vertice di Singapore tra il presidente americano Trump e quello nordcoreano Kim è stato un successo per almeno due motivi: primo, perché è avvenuto; secondo, perché avvia un processo che potrebbe servire non solo a garantire la pace nella penisola, ma anche a fornire un modello per altre situazioni di crisi come quella iraniana. Il diavolo però sta nei dettagli, che devono ancora essere definiti, e nel rischio che alla fine gli Stati Uniti abbiano concesso più di quanto riceveranno.

L’incontro si è concluso con la firma di un documento in quattro punti: primo, Washington e Pyongyang si impegnano a lavorare per ristabilire le relazioni; secondo, puntano a creare un regime stabile e duraturo di pace nella regione, che vuol dire anche garanzie di sicurezza e aiuti da parte degli Usa; terzo, denuclearizzazione completa dell’intera penisola; quarto, ritorno dei resti e chiarimento della sorte dei caduti e dispersi nella guerra degli anni Cinquanta.

Trump ha rivelato che come garanzia ha offerto a Kim la fine delle esercitazioni militari annuali con la Corea del Sud, e non esclude di ritirare i soldati americani, mentre le sanzioni resteranno in vigore fino a quando non ci sarà la prova concreta della denuclearizzazione. Quindi il leader di Pyongyang ha ottenuto due cose: la propria legittimazione politica, e lo stop ai “wargames”, come li ha chiamati il capo della Casa Bianca. In futuro, poi, riceverà anche aiuti economici. In cambio, ha confermato l’impegno a rinunciare alle atomiche, e secondo Trump anche la promessa di rispettare i diritti umani dei suoi cittadini.

Se funzionerà, questo accordo potrebbe diventare il paradigma per risolvere anche la crisi iraniana, e altre situazioni controverse.

Il problema sta nel fatto che in passato la Corea del Nord aveva preso impegni simili, senza poi rispettarli. Ad esempio le modalità e i tempi della denuclearizzazione non sono ancora chiari, e andranno definiti attraverso le trattative che il segretario di Stato Pompeo riprenderà la settimana prossima.

Trump si è detto convinto che Kim abbia deciso di cambiare strategia, ma ha ammesso che non può averne la certezza: “Può darsi – ha detto – che fra sei mesi verrò a dirvi che ho sbagliato e torneremo al punto di partenza. Nessuno ha la certezza, ma non credo che finirà così”.

fonte: LASTAMPA.it

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