Drive // Nicolas Winding Refn

Alcuni uomini nascono per sfrecciare lungo la propria esistenza, accelerando per sfuggire a un passato che non vogliono ricordare e guidando verso un futuro dal quale non si aspettano nulla. Sempre avanti, conoscendo solo il sapore del viaggio. Uomini chiusi nell’abitacolo della propria mente, dove i sentimenti si fanno essenziali e netti, mantenendo un equilibrio perfettamente calibrato. Nessuna strada però è priva di buche o deviazioni, e la più piccola distrazione può portare anche l’autista perfetto a sbandare pericolosamente.

Drive, film del 2011, consacra definitivamente l’innegabile talento del regista danese Nicolas Winding Refn valendogli anche il premio per la migliore regia al Festival di Cannes. Ispirato al romanzo dello scrittore americano James Sallis, “Drive” è una pellicola dall’animo nero dove violenza e sentimenti si intersecano creando un’adrenalinica esplosione. Una miscela di sangue, amore e impossibilità di dominare la propria essenza.

Ryan Gosling è il gelido e taciturno Driver senza nome della pellicola. Un giovane uomo che si divide tra il lavoro di meccanico in un’officina e occasionale stuntman per il cinema di giorno, e autista per criminali nell’oscurità cittadina di notte. Driver è metodico, algido e un calcolatore apparentemente privo di emozioni. Una macchina nella macchina. La sua innegabile capacità di dominare la strada non sfugge all’attento occhio del suo datore di lavoro Shannon (Bryan Cranston) che lo propone al boss Bernie Ross (Albert Brooks) come pilota di auto per corse clandestine. Inaspettatamente però, nella corsia dove viaggia veloce Driver appare Irene (Carey Mulligan). Lentamente  Driver si affezionerà alla sua vicina di casa e al figlio, il piccolo Benicio. Uno spaccato di normalità, fatto di piccoli gesti e calore che farà vacillare Driver. L’uscita di galera di Standard (Oscar Isaac) il marito di Irene, e il suo ritorno a casa, innescherà una spirale di violenza capace di distruggere il sogno di felicità di Driver.

Refn da vita ad un film che ispeziona la complessità dell’animo umano, fatta di un susseguirsi rapido di ombre e luci. Lo fa attraverso il viso di un Ryan Gosling distaccato, gelido, impassibile e incapace di gestire i propri sentimenti. L’amore si trasforma in vendetta e si piega come lamiera sotto la violenza di un uomo che nel tentativo di proteggere si trasforma in violento vendicatore. Refn preferisci l’impatto emotivo creato da una fotografia gelida e dalle musiche ipnotiche dove i dialoghi sono scarni ed essenziali e la gestualità diventa la vera protagonista. Sono gli sguardi e i gesti a raccontarci la vita interiore di un uomo che vorrebbe amare ed essere amato, che desidera con disperazione una vita fatta di piccole normalità ma perfettamente conscio che la sua è solamente un’utopia.

Drive mescola ambientazioni cupe da noir, con virate potenti in scene violente al limite dello splatter, fino a sfiorare le inquietanti atmosfere horror senza mai risultare stridente. Eccellente poi il cast a partire da un Ryan Gosling emotivamente e fisicamente calato nella parte, capace di risultare gelido e fragile nello stesso tempo. Perfetto poi Bryan Cranston nella parte dello sfortunato Shannon. Splendido poi vedere Ron Perlman nelle vesti del mafioso Nino, scelta che abbatte i soliti cliché fisici.

Drive è un film che fa sfrecciare lo spettatore attraverso una sequela di azioni, momenti e situazioni senza un attimo di respiro. Il desiderio in un lieto fine è lecito, quasi un disperato bisogno. Sappiamo però fin troppo bene che certe vite possono solo sfiorarsi, per pochi secondi, per poi ripartire perdendosi in un nuovo viaggio.

Buona Visione

Serena Aronica

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