La maggioranza chiede maggiore flessibilità. Ma Tria frena: “Bisogna prevenire ogni aggravio per le finanze”

Il Movimento 5 Stelle e la Lega mettono nero su bianco nella risoluzione al Def approvata in Parlamento le loro richieste di politica economica: disinnescare le clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’Iva, chiedere maggiore flessibilità all’Europa per far slittare il pareggio di bilancio dal 2020 al 2021, rivedendo dunque il deficit, combattere la povertà e superare la legge Fornero. Ma il ministro dell’Economia Giovanni Tria, alla sua prima uscita pubblica, rimette tutti coi piedi per terra: «Il rapporto debito pil deve iniziare un chiaro percorso discendente, un’evoluzione che è bene non mettere a repentaglio perché il consolidamento di bilancio è una delle condizioni necessarie per mantenere e rafforzare la fiducia dei mercati, fiducia imprescindibile per la tutela delle finanze pubbliche, i risparmi degli italiani e la crescita». Sul deficit, tuttavia, ci sarà una riflessione ma solo dopo l’estate in vista della legge di Bilancio e comunque stando sempre dentro ai vincoli europei.

Parole in stretta continuità con il passato, tanto che non si sprecano le battute in Transatlantico dove alcuni parlamentari chiamano il ministro Pier Carlo Tria, riferendosi al predecessore Padoan. Insomma, da via XX Settembre si fa capire che è “nell’interesse del Paese agire in modo da prevenire ogni aggravio per la finanza pubblica”, con un occhio sempre attento al debito pubblico. Un atteggiamento che mal si concilia con le promesse che ancora in questi giorni vengono fatte dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle sulla flat tax (in realtà dual tax, visto che ha due aliquote), sul reddito di cittadinanza (in realtà un reddito minimo) e sulla riforma della legge Fornero.

Tra Camera e Senato è in corso il dibattito sul Def che fu varato dal governo Gentiloni ad aprile e che in mancanza di un nuovo governo è stato presentato solo con i valori “tendenziali”, cioè senza alcuna decisione politica. Ora però che un governo è nel pieno delle sue funzioni è tempo di mettere in campo le misure promesse in campagna elettorale, primo vero test per il governo di Giuseppe Conte. Bisognerà però attendere settembre per capire meglio quello che l’esecutivo vuole inserire nella legge di bilancio, quando cioè verrà presentata la Nota di aggiornamento al Def, dove appunto – come spiega Tria – saranno inserite le misure concrete, a partire dai 12,5 miliardi per evitare gli aumenti dell’Iva. Di certo, spiega il ministro, “gli interventi relativi alle riforme andranno adeguatamente coperti”.

“La ripresa continua ma a ritmi più contenuti”
La ripresa dell’economia italiana, spiega Tria nel suo intervento al termine del dibattito tra i parlamenti, «continua ma a ritmi più contenuti del 2017. Per questo le prospettive di crescita e di finanza pubblica sono meno favorevoli. La fase di rilancio è tuttavia alla nostra portata». I problemi però potrebbero arrivare dall’esterno. «Per il 2019 e gli anni seguenti – osserva il ministro – i tassi di crescita sono ancora alla nostra portata ma richiedono un’adeguata strategia di politica economica, soprattutto se le preoccupazioni circa gli effetti diretti e indiretti sulla nostra economia delle tensioni protezionistiche dovessero confermarsi».

Debito e deficit
Il ministro spiega inoltre che il quadro macroeconomico tendenziale del Def prevede un deficit allo 0,8% del Pil nel 2019 e il pareggio di bilancio nel 2020, con il debito che «inizierebbe un chiaro percorso discendente. E’ un’evoluzione che e’ bene non mettere a repentaglio», avverte: «Seguendo le linee programmatiche illustrate dal presidente del Consiglio sarà possibile conciliare la crescita e l’occupazione con la sostenibilità del debito». Le coperture comunque saranno indicate a settembre: «Ogni proposta di riforma sarà articolata in considerazione degli effetti sulla crescita e sulla dinamica delle finanze pubbliche».

“In Europa gravi inadeguatezze”
Un passaggio dell’intervento è chiaramente dedicato alla governance europea: «La nostra azione in Europa deve essere volta verso una profonda riforma delle istituzioni economiche – spiega -. Gravi inadeguatezze caratterizzano l’attuale equilibrio istituzionale europeo”. Inoltre secondo Tria “l’area dell’euro ha obiettivi limitati, il sistema delle regole di bilancio non favorisce le spese per investimenti pubblici e consente squilibri della partite correnti, ci sono chiari problemi sul piano del coordinamento necessario tra politica monetaria e politiche di bilancio». È necessario, aggiunge, «che l’architettura economica che governa l’area valutaria comune sia indirizzata alla crescita e alla convergenza. Ne trarrebbero beneficio sia l’Italia che l’eurozona».

“Spesa per investimenti fuori dal deficit”
Tria sottolinea durante tutto l’intervento l’importanza di ridare vigore agli investimenti. E su questo l’intenzione del governo è «di invertire il calo degli investimenti pubblici in atto dall’inizio della crisi» nella consapevolezza che «i maggiori ostacoli non vengono dalla carenza di risorse», ma dalla perdita di competenze a livello locale e dagli «effetti non voluti» del Codice degli appalti. Per questo Tria annuncia che «verrà costituita una task force all’interno del governo». Ma soprattutto il punto ribadito dal ministro è che il governo a Bruxelles rivendicherà «non solo per l’Italia ma per l’Europa la svolta decisiva che consenta di considerare la spesa per investimenti diversamente dalla spesa corrente anche ai fini degli obiettivi di indebitamento».

fonte: LASTAMPA.it

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