LA SINISTRA DOVREBBE RIPARTIRE DAL CONCETTO DI LOTTA DI CLASSE

L’esito delle recenti elezioni amministrative ha evidenziato che, attualmente, il nostro Paese sta vivendo un periodo “di destra”. La Lega Nord, che soltanto nel 2013 aveva circa il 4% dei consensi, con gli stessi contenuti è riuscita ad ottenere il 17% nelle ultime elezioni politiche e, negli ultimi sondaggi, viaggia intorno al 25-28%, diventando così il primo partito del centro-destra e iniziando a fagocitare voti anche al Movimento 5 Stelle.

In tale scenario, la Sinistra si è ridotta ad un ruolo marginale. Il Partito Democratico è in evidente crisi, forse la peggiore vissuta da quando esiste, con un segretario dimissionario ed uno reggente che cerca di gestire il possibile in attesa, presumibilmente, dell’imminente indizione di un congresso. Al tempo stesso la parte più identitaria, dopo la scissione e la formazione di Liberi e Uguali, si trova su una zattera dalle esigue dimensioni e senza alcuna rotta.

Ma come si è arrivati a questa situazione? Sicuramente occorre ragionare su una scala più ampia, a cominciare dal populismo che, nel novembre del 2016, ha portato Donald Trump alla guida degli Stati Uniti, in modo del tutto inaspettato, e che ha accelerato notevolmente il processo che già si intravedeva in Europa per quanto riguarda i nazionalismi, gli interessi specifici e la difesa dal flusso migratorio. All’Ungheria, alla Polonia e all’Austria, si è aggiunta in ordine cronologico anche l’Italia, dove, non dimentichiamolo, lo stesso stratega di Trump, Steve Bannon, esponente dell’ultradestra americana e sostenitore della supremazia della razza bianca, ha giocato un ruolo da spin doctor per i partiti populisti italiani, da lui stesso definiti “di destra (Lega) e di sinistra (M5S)”.

Il motivo per cui i partiti populisti stanno funzionando, in Italia come in Europa e, guardando al caso degli Stati Uniti, ormai in tutto il mondo, è perché sono riusciti ad individuare quali sono le paure attuali della popolazione e a far leva sulle stesse. Il caso dei migranti è eclatante. In Italia non esiste un’emergenza di questo tipo, se si guardano i dati dell’UNHCR, si scopre che il nostro Paese è tra gli ultimi per numero di rifugiati ogni mille abitanti. Eppure, il problema, per come viene percepito, sembra essere esplosivo e aver raggiunto già un limite invalicabile. Il leader della Lega e Ministro dell’Interno ne è consapevole ed usa a proprio vantaggio tale percezione, giocando il ruolo di colui che comprende la paura, empatizza, e cerca di liberarne la popolazione.

Dall’altro lato, se guardiamo al populismo dei 5 Stelle, invece, il loro gioco è far leva sulla paura della crisi, e le soluzioni promesse, con cui hanno vinto le elezioni (il reddito di cittadinanza o la ridistribuzione delle ricchezze con il taglio dei vitalizi, delle pensioni d’oro e il relativo aumento dei sussidi minimi), sono la risposta facile ai troppi italiani in difficoltà, che vivono quella paura sulla propria pelle.

A questo punto, la Sinistra che ruolo sta giocando? Fino adesso si è avvalorata la tesi della famosa “terza via”, rappresentata dal socialismo riformista inaugurato da Blair e Clinton negli anni novanta e che, oggi, incontra non poche difficoltà nell’impatto con lo scenario attuale, caratterizzato dalle conseguenze negative di quella globalizzazione un tempo concepita come panacea di tutti i mali. Si pensava, infatti, che l’apertura ai mercati mondiali avrebbe fatto circolare insieme alle merci, anche le persone ed i diritti, con un effetto virtuoso nei confronti dei Paesi arretrati. Si è scoperto, invece, sulla nostra pelle, che è avvenuto esattamente il contrario. Il mercato ha cercato le vie più brevi e proficue per ampliarsi e il sacrificio dei diritti, legato al taglio dei costi, ha contribuito a deindustrializzare i Paesi occidentali e a sovraffollare i più esotici, creando un impoverimento difficilmente sanabile in assenza di un nuovo approccio economico.

La volontà di introdurre i dazi da parte di Trump rappresenta proprio l’intenzione di fornire una risposta a questo problema. Ci si rifugia nel protezionismo per tutelare il mercato interno e far tornare le aziende in patria, a scapito di quelle straniere. Lo stesso avviene con le migrazioni, al confine tra Usa e Messico, così come nel Mediterraneo. Dopo i dazi sulle merci si ambisce a una sorta di dazio sulle persone.

Quindi, se i populismi attuali hanno già occupato tutti gli spazi aperti nel bacino elettorale dalle paure più diffuse, su cosa può puntare la Sinistra per rilanciarsi?

Per quanto mi riguarda, bisognerebbe riscoprire il concetto di lotta di classe, intesa, ovviamente, non come premessa alla lotta armata con la finalità di instaurazione di una dittatura del proletariato, ma come un concetto che potrebbe essere racchiuso in questo slogan: “Non è la razza a separarci, ma la classe sociale. Il tuo nemico non è l’immigrato, ma il capitale.” Pensiamo se la stessa rabbia e odio che viene nutrita in varie forme da buona parte della popolazione nei confronti degli immigrati ed alimentata da politici avidi di facili consensi, venisse spostata sui connazionali più abbienti. I ricchi come nuovo capro espiatorio della società. Piuttosto che prendersela col più povero (il migrante) o con il privilegiato (il politico), puntare il dito contro chi è, semplicemente, più ricco. Sicuramente, sarebbe un atteggiamento rivoluzionario per questa società che, invece, propone come modello proprio i milionari e le persone che ostentano il lusso più sfrenato. Politicamente poi, rappresenterebbe la direzione opposta a quella intrapresa da questo governo, che ha programmato una sorta di guerra agli emarginati, inasprendo l’atteggiamento repressorio nei confronti degli immigrati e delle minoranze da un lato e puntando all’abbassamento delle tasse ai più ricchi dall’altro (flat tax).

La mia ovviamente è una provocazione, con tutti i limiti del caso, ma non così lontana dal poter rappresentare quel minimo comune denominatore del consenso tra la popolazione che la Sinistra ha ormai smarrito. Se si vuole giocare ad armi pari con le altre forze politiche, questo potrebbe essere un elemento caratterizzante, ma meno spregievole di quelli sinora adottati da chi oggi ci governa.

Filippo Piccini

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