In mezzo scorre il fiume // Robert Redford

Quando abbiamo iniziato a tagliare le radici che ci legano alla terra, alla tradizione e alla nostra discendenza? Quando? Perché oggi siamo quasi tutti soffioni sospinti dal vento, che veleggiano verso qualcosa d’indefinito e inafferrabile. Siamo creature mutevoli che possono persistere solo piantando una parte di sé nel lento e inarrestabile scorrere del tempo. Abbiamo una storia lunghissima da raccontare, ma abbiamo dimenticato le parole.

A pochi giorni dall’annuncio pubblico di Robert Redford di volersi ritirare dalle scene, ho avuto un guizzo di nostalgia verso In mezzo scorre il fiume pellicola che Redford diresse nel lontano 1992. Tratto dall’omonimo romanzo di Norman Maclean, il film è ambientato nella suggestiva cornice dello stato del Montana agli inizi del ‘900. Una pellicola che fluisce lentamente, seguendo il corso incessante di una narrazione che si snoda all’interno di una famiglia.

Norman, il maggiore, e Paul sono due fratelli che vivono la loro esistenza tra la bellezza senza tempo del Montana. Crescono istruiti dal padre, un pastore protestante, sul profondo senso dei valori della vita e sulla pesca.

La pesca è infatti il perno su cui ruota l’intera storia. Non uno sport, o un hobby, ma una vera e propria tradizione scandita da ritmi e movimenti che vengono tramandati da generazioni. La profonda comunione con la natura e il fiume, crea un legame indissolubile tra i due fratelli e il padre.

Norman e Paul crescono, inseguendo le proprie strade. Norman lascia il Montana per seguire la carriera universitaria, scoprendo un mondo aldilà delle cime rocciose della sua terra. Paul diventa invece reporter a Helena, una cittadina poco distante dalla casa paterna.

Quando Norman torna a casa, trova tutto uguale, e tutto profondamente mutato. Come il fiume, che pur scorrendo sempre nella stessa direzione muta costantemente. Mentre Norman è cresciuto rivelando un carattere molto simile a quello paterno, Paul è animato da uno spirito ribelle e impossibile da dominare.

L’impossibilità di Norman di afferrare il fratello, prima che precipiti nella sua selvaggia e inafferrabile natura sarà il motivo che lo tormenterà per sempre.

In mezzo scorre il fiume è un film che si svela con delicatezza, senza affrettare i passi. Un minuzioso racconto fatto di affetto, ineluttabilità e bellezza. Brad Pitt, qui stella nascente, incarna con la sua bellezza da angelo caduto Paul regalando al suo personaggio la malinconica impossibilità di sottrarsi al proprio destino. Craig Sheffer (che gli estimatori di Barker ricorderanno nei panni di Aaron Boone in Cabal) veste i panni rigidi di Norman, combattuto tra il bisogno di trovare se stesso e quello di salvare suo fratello.

La bellissima e suggestiva fotografia di Philippe Rousselot (che fece aggiudicare un Premio Oscar al film) che ritrae il Montana come un affresco, è un inno a tornare sui nostri passi alla ricerca di ciò che eravamo e che è andato perso come un ciottolo lanciato in un fiume.

Buona Visione

Serena Aronica

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