Le startup innovative nel settore moda

Cari lettori, dopo essermi presa un momento di pausa, alla notizia della vendita della Maison Versace alla Michael Kors, per un prezzo di acquisto pari a 2,12 miliardi di dollari, la Borsalina, da sempre attenta alle questioni sul Made in Italy non poteva non scrivere un articolo a riguardo.

In realtà non voglio tanto soffermarmi sulla vendita dell’ennesima Maison italiana, ma vorrei più che altro analizzare un punto fondamentale della questione…le aziende italiane e il talento degli italiani fanno gola al mondo!

Ecco l’Italia in forte crisi, ha un know-how da fare invidia. Secondo il Global Human Capital Report, l’Italia disperde completamente il suo potenziale, un po’ come se il petrolio estratto invece di diventare una risorsa, finisse gettato in mare.

Con l’acquisizione della Versace da parte della Michael Kors un altro prezioso tassello di un puzzle sembra sfuggirci, ma altre piccole e preziose realtà prendono vita ed è giusto parlarne.

Talenti nostrani

Anche in Italia esistono storie positive di giovani talentuosi che hanno ottenuto fama e fortuna, tra le tante di cui sono venuta a conoscenza, quella che mi ha colpito particolarmente è la storia di due ragazze che all’università durante il loro percorso di studi, immaginano di poter creare un nuovo tessuto, utilizzando lo scarto dell’industria agrumicola.

Adriana Santanocito, 36 anni ed Enrica Arena, 28 sono due ragazze siciliane e sono il volto e l’anima di un’azienda Italiana in forte crescita dal nome Orange Fiber.

Il tutto ha inizio durante il periodo di preparazione della tesi di Adriana dove decide di sviluppare un tessuto sostenibile utilizzando gli agrumi, condivide l’idea con la sua amica e compagna di studi Enrica e insieme decidono spinte dall’entusiasmo e dalla voglia di osare di provare a realizzare qualcosa di nuovo; un tessuto composto da acetato di agrumi e seta. L’idea è vincente e subito dopo la laurea nel febbraio del 2014 il lavoro prende piede. L’azienda viene costituita a Catania e in Trentino.

A dicembre 2015, grazie anche al finanziamento Smart&Start di Invitalia, viene inaugurato il primo impianto pilota per l’estrazione della cellulosa da agrumi e con Orange Fiber, il pastazzo di agrumi, diviene da sottoprodotto agrumicolo, una risorsa da cui estrarre una fibra.
Ogni anno in Italia viene prodotto circa 1 milione di tonnellate di questo residuo umido proveniente dal 50% della frutta processata, un rifiuto ingombrante, che prima di Orange Fiber aveva rappresentato un grosso problema per l’intera filiera agrumicola a causa dei suoi elevati ed imprevedibili costi di smaltimento.
Inizialmente si era provato a smaltirlo come fertilizzante e mangime per gli animali, ma è con il brevetto di Adriana Santanocito ed Enrica Arena che questo prodotto diviene il componente “X” per la filiera di produzione tessile che entrambe avevano immaginato durante gli studi, ma non solo, diventa elemento virtuoso nella produzione di biogas, capace di generare energia elettrica e termica rinnovabile.
Si tratta di una vera e propria rivoluzione per il pastazzo d’agrumi, una rivoluzione normativa e giuridica che cambia il mondo e il modo di vedere le cose, una vera innovazione!
Ad oggi, grazie agli Enti e alle persone che hanno sostenuto il progetto, gli scarti e i sottoprodotti dell’industria agrumicola rappresentano una risorsa economica per l’intero Paese, e grazie al riscontro ottenuto, lo scorso settembre il MiSE ha messo a bando 2 milioni di euro per supportare le aziende del comparto nei processi di Ricerca & Sviluppo a favore della green economy e dell’industria sostenibile Made in Italy.

Ovviamente sono diverse le aziende di moda che si sono interessate al prodotto, prima tra tutte però La Salvatore Ferragamo che ha inserito nelle sue collezioni una fresca Capsule collection, omaggio alla creatività italiana.

https://www.ferragamo.com/shop/eu/en/sf/collections/orange-fiber–37542

Eleonora Riccio

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