Accadde oggi: il massacro di Città del Messico

Città del Messico, 2 ottobre 1968. Dagli elicotteri e dai tetti del ministero degli Esteri i soldati sparano sulla folla degli studenti radunati per contestare l’uso strumentale che il governo messicano voleva fare delle Olimpiadi del ’68 e dei Mondiali di calcio, quelli di Italia-Germania 4 a 3, che si sarebbero disputati due anni dopo. A ordinare l’inizio dell’azione repressiva è il presidente Gustavo Diaz Ortaz. Il numero dei morti non viene mai accertato, anche se alcune stime parlano di 200 vittime.

La manifestazione era stata indetta dagli studenti universitari alle 18:30 in Plaza de las Tres Culturas e doveva rappresentare l’epilogo di quelle iniziate il 23 luglio. Gli studenti manifestavano contro una situazione sociale che aveva ridotto allo stremo il popolo messicano: tre milioni di ragazzi tra i 6 e i 14 anni non frequentavano la scuola, mentre erano 11 milioni gli analfabeti adulti, 8 milioni di messicani avevano bandito dalla loro alimentazione generi alimentari come carne, pesce, uova a causa dello stato di estrema povertà.

Mancano dieci giorni all’apertura delle Olimpiadi del Messico, i primi Giochi insanguinati della storia. Lo spettacolo olimpico cominciò il 12 ottobre tra l’odore acre dei corpi bruciati della strage da poco compiutasi. Sarebbe andato tutto liscio se un velocista di nome Tommie Smith, attivista delle Pantere Nere, che in quella olimpiade stabilì il record mondiale sui 200 metri, sul podio non avesse infilato il guanto nero, alzato il pugno chiuso e chinato il capo in segno di protesta e di solidarietà per quel vento di contestazione che vide le agitazioni del ’68 al loro culmine.

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