A Verona il consiglio comunale approva una mozione della Lega contro l’aborto

Verona città contro l’aborto. A un anno dalla nascita del Movimento #MeToo, a quarant’anni dall’approvazione della legge 194 che ha reso possibile alle donne le interruzioni di gravidanza senza essere costrette a ricorrere al mercato nero delle interruzioni clandestine, in Italia è in corso una battaglia che sta minacciando i diritti conquistati ma sta anche creando un ulteriore motivo di tensione tra Cinque Stelle e Lega.

Nella notte tra giovedì e venerdì il consiglio comunale di Verona ha approvato con 21 voti a favore e sei contrari, una mozione della Lega sottoscritta dal sindaco Federico Sboarina, che dichiara Verona «città a favore della vita» e sostiene associazioni cattoliche che mettono in campo iniziative contro l’aborto. A votare a favore anche la capogruppo del Pd in consiglio comunale, Carla Padovani, creando forte imbarazzo al partito.

Il testo prevede finanziamenti ad associazioni cattoliche del territorio per realizzare progetti contro l’aborto, la mozione promuove il progetto della regione Veneto «Culla Segreta» che permette a una donna di partorire restando anonima e di non riconoscere il neonato alla nascita. Il piccolo verrà inserito in una famiglia adottiva idonea, scelta dal Tribunale dei Minorenni. Respinta invece la proposta per la sepoltura automatica dei feti abortiti.

Verona è la città di cui è stato vicesindaco il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana che non ha mai fatto mistero delle sue posizioni antiabortiste ed è un luogo dove da tempo le associazioni per la vita stanno lavorando per riuscire a conquistare terreno. La battaglia della Lega era in corso da mesi, il partito per due volte quest’estate ha presentato delle mozioni antiabortiste che erano state respinte. Stavolta la mozione è stata approvata tra urla, insulti e lo sgombero dell’Aula.

La battaglia contro l’aborto di Verona è una delle tante in corso in tutta Italia per indebolire la 194. A Napoli alla vigilia di Ferragosto l’Asl aveva stipulato una convenzione con l’associazione Parrocchia per la vita, dichiaratamente antiabortista permettendo il loro ingresso nei consultori. La convenzione è stata ritirata dopo la minaccia di una denuncia da parte dell’Udi (Unione Donne Italiane) di Napoli.

Il Pd ha immediatamente preso le distanze dalla mozione. Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e uno dei principali candidati alla guida del partito ha criticato «i colpi di mano ideologici contro la 194». Per Barbara Pollastrini, vicepresidente del Pd: «L’approvazione della mozione da parte del Consiglio comunale di Verona rappresenta un simbolico e concreto grave passo indietro rispetto a una legge seria e importante come la 194. Purtroppo a favore della proposta leghista si è espressa anche la capogruppo del Pd: io penso che dovrebbe chiedere scusa. Evidentemente non ha la consapevolezza del proprio ruolo di rappresentante del Partito Democratico». E ora il partito valuta delle contromisure. «In un contesto del genere, è chiaro che la Padovani non può più essere la capogruppo del Pd. La mozione approvata contro l’aborto è figlia di una cultura politica diametralmente opposta alla nostra. La mozione approvata contro l’aborto è figlia di una cultura politica diametralmente opposta alla nostra», spiega il senatore veronese del Pd Vincenzo D’Arienzo.

Non è solo il Pd a reagire contro la mozione rendendo la mozione veronese un caso nazionale, uno dei terreni di scontro all’interno del governo. Mattia Fantinati, sottosegretario alla presidenza del Consiglio del Movimento Cinque Stelle: «A Verona sembra di essere tornati al Medioevo. Si votano provvedimenti che vanno a favorire associazioni private antiabortiste e si offendono le donne. Nella nostra città, non solo la maggioranza ha una politica di stampo confessionale, ma anche il Pd, la cui capogruppo ha votato a favore della mozione, sembra essere rimasto secoli indietro. Se davvero si volessero intraprendere politiche serie di sostegno alla maternità, si dovrebbero finanziare strutture pubbliche e non associazioni private di dubbio orientamento. Strumentalizzare temi etici per fare campagna elettorale è un grave errore».

fonte: LASTAMPA.it

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