Errementari: il fabbro e il diavolo // Paul Urkijo Alijo

Siamo noi lo specchio nel quale si riflette il paradiso o l’inferno? In realtà l’uomo è da sempre la più grande fonte d’ispirazione religiosa con i suoi slanci passionali, il suo eroismo, la sua fervida voglia di credere e le sue debolezze. Incarniamo tutto ciò che serve per dipingere quei regni che sembrano attenderci appena oltre la vita.

Prima che i credo si ergessero a dittatori della fede, l’uomo tesseva splendide storie le cui trame davano vita al folklore locale. Oggi purtroppo di quelle memorie restano stralci perlopiù storpiati e riadattati ad un uso e consumo odierno che ne ridicolizza la vera essenza.

Per questo motivo Errementari: Il Fabbro e il Diavolo (2017) è uno di quei film da non gettare nel calderone dei soliti horror, poiché la sua natura è molto più pura e simile ai racconti andati che popolavano l’immaginario popolare antico. Paul Urkijo Alijo debutta sul grande schermo con questo lungometraggio prodotto da Alex de la Iglesia, e ci regala un bellissimo viaggio alla scoperta delle leggende vernacolari basche.

Cardine della storia è un uomo. Un fabbro per essere più precisi, talmente terribile da essere temuto perfino dal Diavolo. Patxi (Kandido Uranga), stanco della Guerra Carlista del 1833, stringe un patto diabolico e mette in fuga la milizia. Tornato a casa però trova ad attenderlo una moglie che lo credeva morto. Gli eventi portano il fabbro ad isolarsi nella sua fucina, alimentando il terrore e il dubbio nei suoi compaesani. Sorte analoga tocca però ad un altro personaggio. Una bimba di nome Usue (Uma Bracaglia). La piccola orfana, sfregiata in viso dal fuoco, è vittima del gretto scherno dei bambini del villaggio, del sacerdote a cui è stata affidata e della tutrice. Il destino dei due sfortunati è però destinato a incrociarsi, demolendo la loro solitudine e rivelando una profondità d’animo sconosciuta ai parrocchiani devoti.

Errementari è una bellissima fiaba nera figlia della cultura locale. Un affresco luciferino che ci regala la leggenda di Errementari e del grottesco diavolo Sartael (Eneko Sagardoy). Paul Urkijo Alijo ci accompagna in un regno creato appositamente per affascinarci, come fossimo bambini che ascoltano una vecchia storia. Ci dona così paesaggi spettrali nel cuore di boschi spaventosi, dimore di pietra illuminate da fuochi perpetui e creature diaboliche che sembrano essere sgusciate fuori da un quadro di Bosch. Siamo di fronte alla rappresentazione di una male rurale, dove l’uomo stesso sembra concedersi senza ripensamenti alla bocca spalancata dell’inferno. Questo perché dietro il bigotto credo religioso dei paesani si annida l’opportunismo, la brama e la sommaria pretesa di poter giudicare solo dalle apparenze. Saranno invece gli emarginati a ribaltare la gretta sentenza che li vuole derisi e soli. Lo stesso goffo e buffo diavolo Sartael alla fine si dimostra molto meno umano, e per questo più comprensivo e generoso, rispetto alla controparte religiosa.

Ciò che colpisce di questo film è la suggestiva voglia di mostrare qualcosa di antico, ma che ci appartiene. Una conoscenza che lentamente si sgretola e che invece forgia le nostre radici più profonde. Una lezione di cui fare tesoro, che spaventa e istruisce. Meravigliosa poi la rappresentazione dei diavoli, che qui non vengono “sporcati” con effetti digitali, resi minuziosamente con tratti anatomici quasi medievali e bizzarri.

Errementari vince su tutta la linea proponendoci una storia sagace e d’atmosfera con un’estetica a tratti visionaria e con un trio d’attori che offrono una performance perfetta.

Buona Visione

Serena Aronica

  • 11
  •  
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    12
    Shares

© 2012-2018 virgoletteblog.it ideato da Filippo Piccini sito web realizzato da Riccardo Spadaro

Log in with your credentials

Forgot your details?