13 novembre 1917: inizia la prima battaglia del Piave

Dopo la “disfatta di Caporetto” che aveva sancito la pesante sconfitta dell’esercito Sabaudo da parte delle forze di Vienna inizia la prima battaglia del Piave. Le truppe italiane, credute ormai vinte e moralmente distrutte dagli stessi loro comandi, vengono investite da una massiccia offensiva: il generale di fanteria Alfred Krauß alla guida di tre divisioni austrungariche (la 3ªEdelweiss, la 22ª Schützen e la 55ª) e della Divisione Jäger tedesca, si dirige verso il complesso del monte Grappa con l’intento di sfondare le linee nemiche e raggiungere le città di Bassano del Grappa e Pederobba. L’avanzata, tuttavia, trova l’inaspettata e furibonda resistenza di otto battaglioni degli Alpini: nello scontro, durato fino a tutto il giorno successivo, gli assalitori subiscono gravi perdite catturando pochi nemici e costringendo questi ultimi a retrocedere di appena tre chilometri verso il Piave. Il 15 novembre la linea italiana viene attaccata nuovamente dalle forze assai più numerose del sopraggiunto generale Otto von Below: questa volta molti avamposti cadono ed interi battaglioni del Regio Esercito sono decimati ma, comunque, l’avanzata teutone ha una nuova battuta d’arresto ai piedi del Pressolan, ove il 149° Reggimento della Brigata Trapani – già punita per codardia nel corso della decima battaglia dell’Isonzo – si oppone strenuamente alle truppe austrotedesche. La mattina successiva Krauß scatena un’ulteriore massiccia offensiva su tutti i tre settori – occidentale, centrale ed orientale – del fronte riuscendo a conquistare parte del Pressolan e le città di Cornella e di Quero.

Da parte italiana, nonostante i morti, i feriti e i prigionieri si comincino a contare nell’ordine delle migliaia, l’umore viene risollevato dall’arrivo del 264° Reggimento della Brigata Gaeta –  distrutto e ricostruito più volte, da ultimo con l’apporto dei noti “ragazzi del ’99” –, della Brigata Re e Massa Carrara. L’apporto delle nuove forze – cui si aggiungono nel corso delle ore anche la Brigata Messina, i battaglioni Val d’Adige e Morbegno del X Gruppo alpini, il II, VI e XII Gruppo aereo – è fondamentale poiché già il 18 novembre gli scontri riprendono feroci attorno al Monte Pertica, il Monfenera, sul Monte Tomba e presso il centro di Alano del Piave. von Below sa di dover accelerare i tempi data la necessità di restituire uomini al fronte occidentale ma i continui tentativi di assalto continuano a non rivelarsi risolutivi: fra il 20 novembre ed il 25 i suddetti teatri di scontro passano ripetutamente sotto il controllo dell’uno e dell’altro esercito in una sequenza continua di attacchi e contrattacchi che trasformano l’avanzata auspicata da Vienna in un estenuante e sanguinoso scontro di posizione. Il 26 novembre ha luogo l’ultimo attacco di 15 battaglioni austrotedeschi alle postazioni italiane poste a col della Berretta e difese da 12 battaglioni che riescono a respingere il nemico.

Le truppe regie, composte per più della metà da uomini appartenenti alla sconfitta II armata del tenente generale Luigi Capello e perciò stesso puniti perché “fuggitivi” e “codardi”, lasciate libere di agire nell’unico esempio di “difesa elastica” – affidata cioè alle valutazioni degli ufficiali sul campo – avvenuto sul fronte italiano si dimostrano così ben più capaci e abili di quanto siano stati gli Alti Comandi nei precedenti, drammatici anni di guerra.

Eroismo? Certo. Abnegazione? Senza dubbio. Coraggio? Assolutamente. A pochi giorni dall’anniversario della fine del primo conflitto mondiale, tuttavia, tale ricordo, su cui peraltro la nostra Nazione ha costruito parte della sua “epopea fondativa”, non può non indurci a considerare l’assurdità e la disumanità di quello scontro fratricida che vide milioni di persone morire nel tentativo di conquistare poche centinaia di metri di territorio “nemico”. A loro, a quanti, su tutti i fronti, quella guerra non vollero e furono costretti a combattere va il nostro pensiero, non già, evidentemente, come prova di orgoglio patriottico ma come testimonianza di imperitura condanna nei confronti di chi in ogni luogo e in ogni tempo abbia voluto porre l’uomo contro l’uomo.

Andrea Fermi

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