The Haunting of Hill House // Mike Flanagan

Esistono luoghi che nascondono segreti. E quale luogo è più adatto come testimone di storie, talvolta tragiche, se non una casa. Dietro le porte si rincorrono i passi di bambini dimenticati, nelle intercapedini invecchiano le ossa di chi è andato perduto e negli angoli scuri le ombre attendono di essere nuovamente destate. La casa custodisce le nostre vite, le protegge, le ripara e non dimentica mai i nostri volti.

Se amate le ambientazioni inquiete, dai tratti gotici, dove mente e soprannaturale si fondono fino a perdersi l’una nell’abisso dell’altra, allora The Haunting of Hill House saprà ricompensarvi con le sue magnifiche suggestioni. La serie, liberamente tratta dall’omonimo romanzo L’incubo di Hill House di Shirley Jackson, prende fin da subito una propria e personale direzione. A gestire, puntata dopo puntata, la trasposizione è Mike Flanagan, che in molti ricorderanno già al timone nel godibile Oculus. Tra gli spazi oscuri che contaminano Hill House Flanagan si muove egregiamente, tessendo con abilità e intelligenza un bellissimo dramma famigliare sospeso tra passato e presente, tra rimpianti e ricordi che contaminano l’anima.

Hill House è una dimora immensa, una sorta di organismo che sembra ingoiare e lentamente digerire le vite della famiglia Crain. Tra le sue mura l’orrore sussurra, striscia e si manifesta anche con volti spaventosi. Come un sibilo s’insinua nelle menti di ogni componente della famiglia, avvinghiandosi ai loro ricordi e insinuandosi sottopelle. Gli anni trascorrono, la vita anche, ma Hill House permane e i Crane la portano inevitabilmente con loro.

La serie è costantemente avvolta in un denso alone di mistero, che non permette allo spettatore di scoprire tutto quello che avidamente vorrebbe sapere subito. Dobbiamo infatti annaspare con i personaggi tra i loro ricordi, rivivere l’orrore di Hill House attraverso la loro infanzia, i drammi e le dipendenze della loro età adulta. Dobbiamo quindi lasciarci contaminare dalla terribile e oscura magione.

The Haunting of Hill House è una gemma. Un racconto di fantasmi, paura e follia che non delude lo spettatore, ma lo ricompensa con una narrazione complessa, articolata ed elegante. Una ghost story cupa e raffinata, che regala allo spettatore anche una generosa dose di jump scare grazie all’incredibile lavoro di un veterano degli effetti speciali come Robert Kurtzman e tutta la sua crew. A dare poi un’anima, tormentata, all’intera serie c’è un cast solido e corale capace di sfruttare ogni singolo momento per far emergere tutto il dramma e l’orrore che Hill House ha lasciato germinare nelle loro menti.

Se da bambini, quando tornavate da scuola, avevate il terrore di passare davanti a quella bieca casa spettrale che vi occhieggiava, ma ne eravate comunque affascinati, allora The Haunting of Hill House saprà sfamarvi, e sfamarsi.

Buona Visione.

Serena Aronica

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