Il bisso, parliamo delle Maestrie italiane che non vanno perdute

Per l’articolo di questo mese ho pensato di spostarci a Sant’Antioco in Sardegna, dove ancora oggi viene prodotta una fibra estremamente preziosa e ai più sconosciuta, il bisso.

Cos’è il bisso?

Il bisso è una fibra tessile di origine animale, una sorta di seta naturale marina ottenuta dai filamenti di una specie di molluschibivalvi marini (Pinna nobilis) endemica del Mediterraneo, la cui lavorazione è stata sviluppata esclusivamente nell’area mediterranea,

La Pinna nobilis, bivalve di grosse misure può arrivare a un metro di lunghezza, è considerata a rischio estinzione a causa della pesca indiscriminata, dell’inquinamento e della diminuzione delle aree dove crescere. La specie è sottoposta a regime di protezione e tutela in conformità a Atti Ufficiali quali la Convenzione di Barcellona (1995), ratificata dal Governo Italiano con la legge n° 175 del 25/05/1999, e la Direttiva Habitat della Comunità Europea (43/92). Sulla base di questi atti ufficiali è proibita la raccolta, l’uccisione, la detenzione, la commercializzazione e persino l’esposizione ai fini commerciali della specie. La produzione di vero bisso è quindi praticamente inesistente, ma vale la pena scoprire la sua storia e la storia dei maestri artigiani che lo lavorano ancora oggi.

(Il filo lavorato deriva da una bava di cheratina che la pinna nobilis, un mollusco simile alla cozza che può arrivare a un metro e mezzo d’altezza, utilizza per “ancorarsi” ai fondali marini. Una volta seccata produce un filamento sottile e pregiato con cui una volta si facevano gli abiti di Salomone e Nefertari, ma anche i guanti dei re d’Italia.)

Dal bisso nell’antichità si ricavavano pregiatissimi e costosi tessuti con i quali si confezionavano i tessuti dei personaggi più influenti delle società babilonese, assira, fenicia, ebraica, greca e infine romana. La comunità scientifica ha sempre ritenuto che il bisso fosse una qualità superiore di lino o cotone, ignorando praticamente l’esistenza dell’omonima fibra animale. In realtà il bisso è per l’appunto una fibra animale e non vegetale, ricavata dalla Pinna nobilis e il più antico manufatto risale al IV secolo. Nel 1912 fu trovato un altro reperto archeologico importante che attestava l’uso di questa fibra nell’antica Acquincum (oggi Budapest), poi però andata distrutta da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale.

Un altro oggetto antico realizzato in bisso marino che ci racconta tanto della sua storia è una cuffia in maglia rinvenuta nel 1978in una campagna di scavi archeologici presso la basilica di Saint Denis a Parigi: la datazione stratigrafica la pone nel XIV secolo. Il bisso oltre ad essere stato annoverato nei secoli come una delle fibre più pregiate, si sapeva possedesse spiccate proprietà terapeuticheben conosciute dai pescatori in quanto grazie alla sua potente proprietà emostatica era usato per la medicazione delle ferite che i pescatori frequentemente si procuravano con gli arnesi da pesca.

Fino alla metà del Novecento il bisso veniva ancora raccolto e lavorato in Puglia, nel territorio di Taranto con il nome di “lana-penna”. In Sardegna, nell’area di Cussorgia, tra Calasetta e Sant’Antioco, la morbida fibra dal colore bruno-dorato viene ancora filata, tessuta e utilizzata per realizzare preziosissimi ricami. Sempre a Sant’Antioco permangono in attività alcune persone in grado di tessere il bisso, tra cui Chiara Vigo, i cui lavori sono stati esposti nel Museo Etnografico di Sant’Antioco e presso l’EcoMuseo in Via Regina Margherita, 168, 09017 Sant’Antioco, C, aperto su prenotazione e gestito dalla stessa Vigo e dalle sue sorelle.

Chiara Vigo

Chiara Vigo si può dire sia l’ultima depositaria dell’arte di quel filo d’oro che da millenni lega l’uomo al mare…il bisso, una donna eccezionale, vero maestro di tessitura antica che mantiene vive conoscenze ereditate per trasmissione diretta e familiare, un patrimonio materiale e immateriale cordone ombelicale di molte generazioni.
Nel suo lavoro riecheggiano le virtù delle cognizioni e delle esperienze passate, acquisite di bocca in bocca, di mano in mano e vi è davvero tanto di straordinario, lavoro svolto per coniugare arte, artigianato, sapere e valori ormai perduti.

(Al giorno d’oggi il termine “bisso” indica tessuti pregiati, molto leggeri e trasparenti, ad armatura tela, in cotone o lino, adatti al ricamo. Il crescente interesse di archeologi di fibre e tessuti e più in generale problematiche connesse all’industria tessile antica hanno avuto come conseguenza il fiorire di numerosi studi. Recentemente alcuni di questi hanno discusso la possibile identificazione già a partire dall’Età del Ferro della seta marina con la fibra identificata durante
tutto il I millennio a.C. dal termine bisso.)

Il bisso non si vende e non si compra. Non ha peso e non ha tatto”…Così lo descrive Chiara Vigo, 62 anni, candidata a patrimonio immateriale dell’Unesco dal 2005.  La si può trovare seduta al suo telaio intenta a tessere, dove ogni movimento è accompagnato della sua voce ipnotica, modus operandi di molte tessitrici del passato che solevano memorizzare i passaggi a telaio legate al ritmo delle cantilene. Tra gli inni da lei citati anche alcuni mantra scritti in ebraico, “nella Bibbia ci sono ben 46 passi che parlano del bisso di mare, andate a cercarli” aggiunge.

Questo mondo “la zia Chiara”, come la chiamano in paese, lo vive dalla nascita: il nonno era maestro di tessitura e la nonna di tele da museo: “A quattro anni ho iniziato a usare un fuso e a dodici un telaio. Se respiri un’arte in una famiglia farai quell’arte, anzi sarai quell’arte”. La sua scorta di “seta del mare” deriva dalla nonna, “ne ho una quantità che non potrei esaurire neanche in cinquant’anni”. La conserva in un baule con una ricetta di famiglia e continua a lavorarla ogni giorno nel suo laboratorio.

I manufatti che lei realizza, non sono realizzati a fine di lucro, ma a scopo didattico e le persone vengono da tutto il mondo per vederla lavorare. La donna vive infatti di offerte, ma fortunatamente il suo fare ha destato l’interesse di molti esperti nel campo della tessitura antica, archeologi che la sostengono.

Chiara Vigo, utilizza solo gli ultimi 5 cm, dei circa 40 totali di bioccolo che ciascun esemplare adulto di Pinna nobilis produce. Di questi i 300 grammi di fibra grezza una volta cardata (pettinata con un cardo a spilli, così da togliere le impurità), vengono dissalata, la fibra si riduce così a 30 grammi di bisso che danno in totale 12 metri di pura seta di mare.

Il processo di lavorazione, comunque è molto più lungo: il bioccolo deve rimanere per 25 giorni in acqua dolce, cambiando l’acqua ogni 3 ore, poi si bagna con succo di limone per sbiondarlo, lo si passa in un mix segreto di 15 alghe, che lo rende elastico e si ritorce con un fuso di ginepro (la torsione deve essere ad S per il ricamo, a Z per la tessitura con le unghie nel lino).

Il bisso marino non si deteriora, non viene attaccato dagli insetti, ha un’ottima capacità di coibentazione ed è più sottile di un capello, ma mille volte più resistente. Una fibra magica dunque, impregnata di una storia altrettanto fantastica.

…bene non ci resta che approfondire, ascoltare e vedere tutto questo a Sant’Antioco da Chiara Vigo.

https://www.chiaravigo.it/galleria.html

Eleonora Riccio

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