La saga di Grimr // Jeremie Moreau

Uno splendido fumetto che è contemporaneamente saga e anti-saga.
Sicuramente il racconto è una saga per l’ambientazione e per il destino dei personaggi che lo popolano, ma altrettanto ne è la contraddizione per via del suo protagonista: orfano, povero e sconfitto, seppur sempre eroico.

Grimr, prima bambino e poi uomo, dai capelli rossi e dalla forza miracolosa – orfano a causa di un’eruzione vulcanica – passa per varie avventure e perdite che lo fanno maturare come uomo e come protagonista del fumetto. Su questo protagonista atipico si costruisce un’avventura moderna (moderna, nel senso di Età moderna, poiché il racconto è ambientato nell’Islanda del ‘700) che racconta l’amore e la voglia di libertà.

Il racconto affronta anche temi come l’oppressione e la volgarità eterna del potere, questa volta simboleggiato dal monarca danese e dai vari rappresentanti e signorotti locali, lo stesso Thing (antica assemblea dei cittadini liberi, tipica dei popoli nordeuropei) oscilla tra nobiltà e conformismo, corruzione e germoglio di democrazia.

Grimr, alla fine, come tutti gli eroi, viene espulso dalla comunità umana e chiamato più e più volte Troll; quasi in un voto di estrema coerenza a questa espulsione dall’umano, Grimr si ritira a vivere – come prima aveva fatto il suo maestro e tutore – in un luogo isolato e impervio, dove la forza ctonia della terra è forte e si manifesta con terremoti e lava.

Ancora una volta, la graphic novel dimostra la sua profondità e la capacità di raccontare qualcosa che i romanzi tradizionali hanno in parte perso, regalandoci un personaggio profondo e controverso, quantomai attuale.

Gabriele Germani

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