La Fed sfida Trump: “Alzeremo i tassi ancora due volte”. E Wall Street chiude in netto ribasso

La Federal Reserve sfida Trump con una mano, aumentando il costo del denaro, ma con l’altra cerca di accontentarlo, lasciando intendere che nel 2019 potrebbe rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi, perché l’economia sta raggiungendo il punto di equilibrio. L’incertezza sulla crescita globale però resta, e il presidente Jerome Powell è tornato a citare tra gli elementi di rischio «la trattativa fra l’Italia e l’Unione Europea sulla manovra». Wall Street non ha preso bene questo esercizio di bilanciamento da parte della banca centrale, passando da un guadagno di circa 350 punti prima dell’annuncio della decisione, a una perdita che è arrivata superare i 500 punti dopo, per chiudere con il Dow Jones a meno 1,49% e il Nasdaq a -2,17%.

Il Federal Open Market Committee ha concluso la sua riunione durata due giorni alzando il costo del denaro di un quarto di punto, portandolo tra il 2,25 e il 2,50%. E’ il livello più alto dell’ultimo decennio, da quando nel 2008 era cominciata la Grande recessione. Nello stesso tempo proseguirà l’alleggerimento del portafoglio, dopo gli anni del quantitative easing. La Fed poi ha rivisto leggermente al ribasso le previsioni della crescita, riducendole dal 3,1 al 3% per il 2018, e dal 2,5 al 2,3% per il 2019. Anche le stime dell’inflazione sono scese, dal 2,1 al 1,9% durante l’anno in corso, e dal 2 all’1,9% durante il prossimo. Le previsioni della crescita nel lungo periodo salgono però dall’1,8 all’1,9%, mentre la disoccupazione dovrebbe scendere ancora un po’, sulla storica soglia del 3,5%. L’inflazione dovrebbe invece stabilizzarsi sul 2%, considerato l’obiettivo ideale.

Secondo il comunicato finale, «il Committee giudica che alcuni ulteriori graduali incrementi nel target dei tassi saranno coerenti con un’espansione sostenuta dell’attività economica, forti condizioni nel mercato del lavoro, e l’inflazione vicina all’obiettivo simmetrico del 2% nel medio termine». Rispetto alla riunione precedente, nel testo sono cambiate due parole: la banca centrale ha aggiunto “alcuni”, davanti alla prospettiva di ulteriori aumenti dei tassi, per segnalare che saranno meno numerosi del previsto, e ha cambiato il verbo “si aspetta” con “giudica”, per avvertire che non saranno ineluttabili come in passato.

Nella pratica, il numero dei governatori che vuole tre incrementi del costo del denaro nel 2019 è passato in minoranza. Il consenso ora è per due rialzi dei tassi l’anno prossimo, e forse uno nel 2020.

Alla vigilia della riunione Trump aveva chiesto a gran voce via Twitter che la Fed si fermasse, per non compromettere la crescita in un clima globale già difficile. Il capo della Casa Bianca era preoccupato soprattutto dalla correzione in corso a Wall Street, dove le perdite degli ultimi tre mesi hanno superato il 10%.

Il suo timore è che una frenata, o peggio ancora una recessione, deragli la sua rielezione nel 2020. Durante la conferenza stampa però Powell lo ha sfidato, affermando che «le considerazioni politiche non hanno avuto alcun effetto sulle nostre decisioni. Continueremo a fare il nostro lavoro come sempre, basandoci sui dati». Il capo della banca centrale ha riconosciuto l’esistenza di una certa «ansia relativa alla crescita di cui abbiamo tenuto conto», ma ha aggiunto che al momento non si rispecchia nei fondamentali. Stesso discorso per i mercati, dove «dall’ultima riunione ad oggi c’è stata una contrazione. Ne teniamo conto, ma non è l’unico indicatore su cui ci basiamo». In altre parole la Fed riconosce che l’economia sta rallentando, ma non in maniera allarmante. Sull’orizzonte restano fattori di rischio globali, come la possibile guerra commerciale con la Cina, l’incertezza della Brexit, e la trattativa tra l’Italia e la Ue sulla legge di bilancio. La banca centrale li tiene in considerazione, così come guarderà con attenzione tutti i fondamentali, per decidere eventuali correzioni di rotta.

Al momento però ritiene che la crescita economia negli Usa sia ancora in condizioni di buona salute. Il rallentamento in corso è in linea con le aspettative, se non apertamente voluto. Quindi i rialzi del costo del denaro continueranno, anche se ad un ritmo meno sostenuto e predeterminato, con lo scopo di raggiungere la neutralità. A meno che i dati non costringano la Fed a cambiare rotta.

fonte: LASTAMPA.it

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