Crash, contatto fisico // Paul Haggis

In un periodo storico dove tutti siamo apparentemente connessi, dilaga la solitudine. Uno strisciante e silenzioso morbo che ci rende incapaci di entrare in contatto, in maniera umanamente sincera, con gli altri. Siamo asteroidi sperduti, che a volte per ricordarsi di esistere, devono entrare inavvertitamente in collisione con altri corpi vaganti.

Paul Haggis, sceneggiatore di grandissimo valore, ci ha raccontato la struggente storia di “Million Dollar Baby”, parlandoci della vita e della morte in maniera talmente onesta da risultare dolorosamente spiazzante. Ora, per la prima volta alla regia, plasma un’altra cruda, struggente e a tratti desolante storia che parla noi.

In una Los Angeles che attanaglia e imprigiona, che emargina e offusca Haggis mescola le storie multirazziali e urbane di svariati personaggi. Pescando tra tutti gli strati sociali, Haggis crea una giostra straniante. Un giro di 24 ore su un carosello che vorticando mescolerà e farà urtare, seppur in maniera accidentale, le vite dei protagonisti. Una catena di corpi, anime, paure, delusioni e bugie. Bugie soprattutto, quelle che i vari personaggi raccontano a se stessi per rimanere a galla, per non perdere la facciata intonacata dietro la quale hanno confinato la loro vera natura.

In una cornice urbana che oscilla tra degrado e ricchezza, Crash – Contatto fisico scorre irruento grazie anche ad un ottimo lavoro di montaggio sempre incalzante.  Un cast eccezionale, corale e vivido, dove troviamo Sandra Bullock, Matt Dillon, Don Cheadle, Terrence Howard, Brendan Fraser e molti altri. Nessuno prevale, tutti riflettono il dolore moderno in maniera credibile e perfetta.

Impossibile non rimanere turbati e affascinati da Crash, un film che si strappa di dosso gli abiti cuciti dalla società, dalle etichette per rivelare la sua vera faccia. La nostra. Dietro i nostri atteggiamenti, la nostra morale, le abitudine si nasconde il nostro vero mondo. Costellato di dubbi, dolore, perdite, sospetti e speranze. Solo dopo essere stati denudati da un scontro violento e improvviso siamo in grado di guardarci dentro, di vederci. E così, un semplice contatto, un crash, può dare vita a una rivoluzione dentro di noi capace di portarci alla fine della giornata a capirci di più, ad accettarci e a pensare che forse c’è ancora speranza.

 “Il senso di toccarci… ci manca a tal punto da scontrarci, incorrere in un incidente solo per sentire qualcosa”.

Graham Waters (Don Cheadle)

Buona Visione

Serena Aronica

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