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La retromarcia del governo sulla tassazione per gli enti no profit. Di Maio: “La norma cambierà”

Ires sul no profit, si cambia. La questione della tassazione sul Terzo Settore tiene banco nella giornata in cui la commissione Bilancio della Camera lavora sulla manovra, ormai prossima al giro di boa dell’approvazione definitiva, da qui a sabato. E sì che a difendere la norma in mattinata era stato il viceministro all’Economia Laura Castelli. «Noi tassiamo i profitti delle no profit mica tassiamo i soldi della beneficenza!», assicurava. Nel giro di poche ore però la polemica monta e i vertici del governo intervengono per assicurare che al più presto verrà modificata.

A prendere posizione per primo è Luigi Di Maio: «Quella norma va cambiata nel primo provvedimento utile. Si volevano punire coloro che fanno finto volontariato e ne è venuta fuori una norma che punisce coloro che hanno sempre aiutato i più deboli. Non possiamo intervenire nella legge di Bilancio perché si andrebbe in esercizio provvisorio. Ma prendo l’impegno di modificarla nel primo provvedimento utile. Inoltre, abbiamo sentito la comunità dei Frati di Assisi, che ringraziamo per il loro instancabile impegno, e li incontreremo quanto prima». Subito dopo è la volta di Giuseppe Conte: «Le iniziative di solidarietà degli enti non profit, anche alla luce del principio di sussidiarietà, rappresentano uno strumento essenziale per un’efficace politica di inclusione sociale e di effettiva promozione della persona. Il governo ha ben presente tutto questo e al Terzo settore sin dall’inizio ha dedicato grande attenzione». Dunque, annuncia il presidente del Consiglio, «provvederemo quanto prima, a gennaio, a intervenire per riformulare e calibrare meglio la relativa disciplina fiscale».

A difesa del volontariato ma «contro i furbetti» si schiera Matteo Salvini: «Dopo aver incontrato e ascoltato tanti presidenti ed associazioni garantisco l’impegno del governo ad intervenire per aiutare le tante associazioni di volontariato che utilizzano solo a scopi sociali i loro fondi, ci sarà invece massimo rigore con i `furbetti´ che fanno altro».

Ma l’opposizione non molla. Da FI Mara Carfagna ironizza: «Da dove vengono fuori le norme? Chi le scrive? E chi parla a nome del governo?». Un’iniziativa più diretta arriva dal Pd che domani, come aveva annunciato, presenterà un ricorso alla Consulta contro una manovra «approvata fuori dall’ordinario percorso parlamentare», denuncia Richetti.

Intanto il capo dello Stato è tornato a Roma dopo la breve pausa natalizia e attende il varo della manovra per la firma. Una firma che non sembra essere messa in alcun dubbio, dopo la moral suasion messa in campo per favorire il dialogo tra governo e commissione Ue, anche se è ovvio che il presidente ha seguito con grande attenzione l’iter parlamentare assai inusuale.

È di pochi giorni fa il suo appello a «rispettare» il Parlamento perno della democrazia, ma se questo appello diverrà o meno una nota di accompagnamento alla firma del provvedimento è ancora tema di valutazione al Colle.

Per il resto dal Quirinale giunge solo un grande esercizio di silenzio, come si è dimostrato anche di fronte alle proteste degli Ncc: il presidente rispetta l’autonomia del Parlamento che proprio in queste ore sta esaminando il testo della legge e ritiene che il merito delle norme sia pertinenza di governo, maggioranza e Camere. Un equilibrio delicato, soprattutto dopo la lunga trattativa con Bruxelles, che lui per primo non intende sovvertire.

fonte: LASTAMPA.it

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