Migranti, s’infiamma la rivolta dei sindaci. Salvini: “Chi non è d’accordo si dimetta”

Da Palermo a Milano cresce la rivolta dei Comuni contro il decreto immigrazione. «Le forme di disobbedienza e opposizione alla Legge Salvini dovranno essere molte», attacca l’assessore milanese alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino che lancia una manifestazione il 2 marzo nel capoluogo lombardo. «Garantiremo comunque sostegno a chi resterà per strada, e Milano non toglierà l’iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo che l’hanno fatta». Leoluca Orlando, il primo a lanciare la sfida a Salvini, annuncia ricorso alla magistratura contro la norma che impedisce di riconoscere la residenza ai richiedenti asilo. E lancia un nuovo affondo contro il leader della Lega: «Tutti i regimi hanno iniziato con una legge razziale spacciata per sicurezza». Il collega di Napoli Luigi de Magistris è altrettanto sferzante: «Come italiano sono indignato dall’essere rappresentato da Salvini. Sull’anagrafe per i migranti noi a Napoli rispondiamo alla Costituzione, non a lui. Salvini tradisce la Carta e deve dimettersi».

Salvini: “La pacchia è finita”
Il ministro dell’Interno replica a modo suo: «La pacchia è finita anche per certi sindaci, io no mollo di un millimetro. Se pensano di intimidire qualcuno gli dico che hanno trovato il ministro sbagliato e il governo sbagliato. Se c’è qualche sindaco che non è d’accordo col decreto, si dimetta». Poi un messaggio diretto a Leoluca Orlando, in diretta Facebook da un rifugio alpino: «Dimettiti Orlando, vai a fare il sindaco in uno di quei Paesi da dove arrivano i finti profughi». Luigi Di Maio lo sostiene: «Quella dei sindaci è solo campagna elettorale».

Decaro (Anci): “Pronti a restituire la fascia tricolore”
Il tono dello scontro istituzionale è altissimo. Il sindaco di Bari Antonio Decaro, presidente dell’Anci, invita nuovamente il governo a incontrare i sindaci per correggere le norme sull’immigrazione. «Se il ministro ritiene che il mestiere di sindaco sia una pacchia siamo pronti a restituirgli, insieme alla fascia tricolore, tutti i problemi che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare». «Da sindaco e da presidente dell’Anci, non ho alcun interesse ad alimentare una polemica con il ministro dell’Interno», prosegue Decaro. «Faccio solo notare che le nuove norme mettono noi sindaci in una oggettiva difficoltà». «Se ai migranti presenti nelle nostre città non possiamo garantire i diritti basilari assicurati agli altri cittadini, né, ovviamente, abbiamo alcun potere di rimpatriarli, come dovremmo comportarci? Con la chiusura dei centri Sprar si è interrotto un percorso virtuoso di accoglienza e integrazione e si è favorito l’aumento di tensioni sociali». Da Decaro un attacco personale a Salvini: «Prima di diventare ministro lui stesso invitava i sindaci a disobbedire alla legge sulle unioni civili». Anche il sindaco di Firenze Dario Nardella non molla: «Le intimidazioni di Salvini non servono. Firenze non viola alcuna legge. Apriremo un tavolo con volontariato, terzo settore e mondo del lavoro. Legalità e accoglienza. Combatteremo questa legge che aumenta clandestini e insicurezza nelle città. Il mio è buonsenso, non buonismo». Con i sindaci ribelli si schierano anche il presidente dell’assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè (Forza Italia) e il grillino di Palermo Ugo Forello, già candidato sindaco: «Sui migranti mi sarei comportato come Orlando».

Il Pd sostiene i sindaci
Matteo Orfini, presidente del Pd, spiega che il partito «sostiene questa battaglia dei sindaci. E sostiene i valori di civiltà che la ispirano. Valori che peraltro sono scritti nella Costituzione sulla quale Salvini ha giurato, evidentemente senza leggerla prima». Sulla stessa linea anche Matteo Richetti che rilancia la proposta di Maurizio Martina per un referendum contro il decreto Salvini: «Il modo migliore per sostenere i nostri sindaci è trovarsi in piazza il 3 marzo per raccogliere le firme per il referendum». Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, si chiama fuori dalla rivolta sull’anagrafe: «I sindaci rispettano la legge, ma si possono battere per cambiarla quando è contro la logica. Un ministro serio li ascolterebbe».

fonte: LASTAMPA.it

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